Lo scandalo della centrale a turbogas di Scandale – Crotone. Stangata e fuga all'estero

di Antonio Massari – www.ilfattoquotidiano.it

Un uomo da 32 milioni di euro. Un affare che potrebbe valerne novanta.
Dietro la perquisizione di Vittorio Maria de Stasio, ex amministratore delegato in Italia di Barclays Bank, c’è la morsa investigativa della procura di Crotone, che da tempo sta indagando sulla costruzione della centrale a Turbogas, costruita a Scandale, in Calabria, poi venduta al colosso spagnolo Endesa e alla Asm Brescia.
De Stasio ha lasciato il suo posto in Barclays ad agosto: una decisione, presa dalla banca, piuttosto dura anche nei modi poiché, secondo le indiscrezioni, i vertici di Barclays gli avrebbero fatto trovare già pronti per il trasloco tutti gli effetti personali.
I pm Pierpaolo Bruni e Luisiana Di Vittorio hanno rintracciato i flussi di denaro verso De Stasio che, passando anche per il principato di Monaco, transitavano sul conto di Aldo Bonaldi. Parliamo dell’imprenditore che nel 2004 ottenne, dal ministero delle Attività produttive, l’autorizzazione per costruire la centrale.
Bonaldi è attualmente latitante all’estero: la procura di Crotone ha disposto il suo arresto a marzo e l’imprenditore non è mai rientrato in Italia.
I PM BRUNI e Di Vittorio hanno scoperto che il gruppo legato a Bonaldi – oltre ai 20 milioni di finanziamenti pubblici – ha usufruito, tra maggio 2007 e gennaio 2008, di finanziamenti per 12,5 milioni dalla Barclays bank.
L’ex ad di Barclays bank, Vittorio de Stasioindagato per truffa e associazione per delinquere – secondo l’accusa, avrebbe “impedito agli organismi deputati al controllola necessariaverifica della reale consistenza patrimoniale e finanziaria delle società riconducibili a Bonaldi”.
Insomma, le due società di Bonaldi – la Italiana Commissionaria Legnami Spa e la Immobiltecno srl – hanno ottenuto il finanziamento senza controlli bancari.
Il rientro del finanziamento non s’è poi verificato, visto che la banca ha dovuto segnare l’operazione tra i crediti in sofferenza.
Se non bastasse, De Stasio è accusato anche di violenza e minacce con cui riusciva a evitare i controlli della banca sulle società di Bonaldi.
Il punto più interessante, però, è che le società dell’imprenditore latitante ottenevano, tra il 2005 e il 2006, 20 milioni di finanziamenti dalla banca Bibop Carire. Le società che intascavano i prestiti, anche questi mai restituiti, erano Eurosviluppo industriale e Consorzio Eurosviluppo, interessate e coinvolte nell’affare della centrale. La Bibop Carire, in quegli anni, era diretta proprio da De Stasio.
A CHIUDERE il cerchio investigativo, infine, la rogatoria che ha consentito alla procura di trovare, sul conto monegasco di Bonaldi, la traccia dei bonifici versati a De Stasio: 325mila euro tra il 2007 e il 2008. Strana coincidenza: i 325mila euro sono esattamente al 10 per cento dei 32,5 milioni concessi al gruppo Bonaldi dalle banche dirette da De Stasio. Un ulteriore significativo dettaglio che si inserisce nella sequenza che può riservare ancora molte sorprese.
Per comprendere l'intero affare, infatti, bisogna ricordare, come si legge negli atti del fascicolo, che “Bonaldi, in associazione al Baroni, al Carchivi, all’Argentini ed al Mercuri”, ha utilizzato un “contratto di Programma”come “strumento” per ottenere “l’autorizzazione unica alla costruzione della centrale da 800 MW in Scandale, unico vero business per lui”.
E ancora: “Dopo il rilascio dell’autorizzazione, cede la società, per circa 40 milioni di Euro … agli acquirenti Endesa e Asm Brescia”.
E quindi: ai 20 milioni di finanziamenti pubblici, ai 20 milioni ottenuti dalla Bibop Carire (senza contare gli ulteriori 18 ottenuti da Barclays), si aggiungono i 40 della vendita della centrale.
Un affare – nato dalla “semplice autorizzazione” a costruire – che vale dunque almeno 80 milioni di euro. E un’inchiesta che vede, tra gli indagati, Roberto Mercuri, oggi collaboratore del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona di cui ora è anche cognato.
Nel 2004 Mercuri, invece, risultava intimo amico del sottosegretario al ministero delle Attività produttive: Pino Galati, Udc. E proprio quel ministero nel 2004 dispose l'autorizzazione a costruire la centrale intorno a cui ruota l’inchiesta .
E nel febbraio 2004, ben prima dell'autorizzazione ministeriale, Mercuri chiede un fido alla Bipop Carire per acquistare il 36 per cento di una società, la Fin.ind.int, con sede in Lussemburgo, per poterla controllare al 100 per cento.
La Fin.ind.int detiene il 66 per cento della Eurosviluppo industriale, cioé la società di Bonaldi: l’affare – almeno in apparenza – inizia a passare nelle mani di Mercuri. E la Bipop Carire nel 2004 era diretta De Stasio.
NELLA BIBOP Carire di Brescia, infine, Mercuri aveva una cassetta di sicurezza. De Stasio risulta in contatti con lui nel maggio 2005, pochi giorni prima che Mercuri venisse fermato, al valico di Brogeda, con ben 3,5 milioni di euro in contanti che stava portando in Lussemburgo.

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