Misteri, «Francesco Padre» sub giù a quota -247 metri

di Carlo Stragapede 
www.lagazzettadelmezzogiorno.it

MOLFETTA – Ieri pomeriggio, intorno alle 17, un uomo per la prima volta ha messo piede sul fondale dove da 17 anni giace il relitto del «Francesco Padre». E ha esplorato da vicino il motopeschereccio, camminando come un astronauta sulla Luna. 

Di quell’uomo si sa solo che si chiama Luca, che è un militare della Marina bene addestrato per quell’operazione delicata, e che è stato calato fino a 247 metri di profondità con indosso una «Atmospheric Diving Suit» (Ads). Che cos’è? Per il momento spieghiamo che alla lettera significa «Abito per la immersione con pressione atmosferica». In concreto, è uno scafandro rigido articolato, in dotazione alla nave cacciamine «Viareggio». Quello scafandro mantiene al suo interno la pressione atmosferica naturale: insomma l’operatore non soffre la pressione del mare su di sé, e del resto un essere umano in muta da sub non sopravviverebbe a quella profondità. 

Luca, eroe silenzioso, ieri sera ha indossato la tuta che somiglia all’«omino Michelin», il personaggio della pubblicità dei pneumatici caro a due generazioni di bambini. Ed è sceso negli abissi delle acque internazionali dell’Adriatico meridionale, 110 miglia marine a Nord-Est di Bari (sono pari a 200 chilometri, vi si arriva in 5 ore di navigazione da Bari, rotta 51 gradi) e 20 miglia a Sud-Ovest di Budva, città del Montenegro. 

Lo scopo? Studiare da molto vicino il relitto del motopeschereccio molfettese esploso in mare, inspiegabilmente, nella notte del 4 novembre 1994. Luca, però, non si limita a riprendere l’imbarcazione con la telecamera e a scattare fotografie. Soprattutto, ha già prelevato frammenti utili a ricostruire la verità della tragica esplosione nella quale morirono il comandante Giovanni Pansini e i 4 componenti dell’equipaggio. L’Ads, infatti, è dotato di tenaglie di estrema precisione, in grado di maneggiare dolcemente i reperti, indeboliti dall’azione erosiva della corrente e del fango, protrattasi per quasi 17 anni. 

La testimonianza – Ore 20. Parliamo al telefono con l’avvocato Nicky Persico, il professionista tranese che assiste Maria Pansini, figlia del comandante Giovanni Pansini. Entrambi sono a bordo della «Viareggio» da due giorni: «Luca – conferma il legale – ha già recuperato alcuni frammenti, che dovranno essere custoditi in apposite scatole per ore, prima di poter essere esaminati. Dal fondale, l’uomo nello scafandro parla con il professor Francesco Introna (medico legale barese esperto in identificazione di cadaveri, ndr), il professor Cutolo, il balistico Nigri e con gli altri consulenti della Procura di Trani. Il pool – racconta ancora Persico in diretta – è in contatto con lui da una stanza sottocoperta. Maria Pansini, la mia assistita, è molto tesa, e del resto è comprensibile». 

Non si bada a spese – Lo scafandro che somiglia a una fila di copertoni sovrapposti è collegato alla «Viareggio» attraverso un cavo che contiene tutti i contatti elettrici ed elettronici. Lo Stato, la Regione e il Comune di Molfetta non hanno badato a spese, in questa inchiesta-bis. I periti sono in contatto telefonico costante con il Procuratore Carlo Maria Capristo e con il sostituto Giuseppe Maralfa, che hanno trascorso sul posto l’intera giornata di mercoledì, 5 ottobre, insieme con una quindicina di giornalisti. 

Notti in bianco e fiumi di caffè – Sulla «Viareggio» si lavora senza sosta, 24 ore su 24. Il motivo? Per la giornata di oggi è previsto l’arrivo di una forte perturbazione, che potrebbe costringere il pool a sospendere le operazioni: per studiare il relitto le condizioni del mare devono essere buone. Sottocoperta scorrono fiumi di caffè. I pochi fumatori, nelle rare pause, salgono sul ponte per accendersi la sigaretta e per riflettere, osservando per qualche minuto le stelle e la luce lontana, tremola, di qualche peschereccio. Poi rientrano. Sono ancora molti i motopesca pugliesi a battere quel tratto di Adriatico, molto pescoso. Persico si congeda: «Qui, sulla “Viareggio” e sulla “Anteo”, dove alloggiamo, siamo trattati benissimo. L’ospitalità della Marina militare è a dir poco esemplare». 

Il pluto a riposo – Prima della immersione del palombaro Luca, il relitto ha ricevuto la visita del «Pluto Gigas», una specie di siluro dotato di 8 eliche e di telecamera. Dopo le prime immersioni esplorative, gli uomini del comandante Elia Cuoco gli hanno applicato il meccanismo «Falcon»: due pinze tecnologiche con le quali sono stati prelevati i primissimi frammenti del «Francesco Padre». Sono in molti ad augurarsi che quei frammenti raccontino la verità.

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