«Francesco Padre»: è l’ora X. Si scende a studiare il relitto


di ANTONELLO NORSCIA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 

TRANI – Tutti a bordo. Si parte per il Montenegro. Mercoledì, 5 ottobre, nelle acque internazionali al largo della città di Budva, inizierà il monitoraggio del relitto del «Francesco Padre», il motopesca molfettese affondato il 4 novembre ‘94 con 5 membri d’equipaggio a circa 20 miglia (36 km) a Sud-Ovest della città montenegrina. Si va alla ricerca della verità e, possibilmente, anche delle ossa di quanti sono stati vittima di quella verità. Un mese prima del 17esimo anniversario della tragedia, la Procura di Trani avvierà le operazioni di «localizzazione e videoripresa subacquea del relitto del Francesco Padre». 

 

Ieri mattina, in Procura, c’è stato il formale conferimento d’incarico ai consulenti del pm Giuseppe Maralfa, titolare del fascicolo della seconda inchiesta mirata a fare luce sulle cause dell’affondamento del motopeschereccio. S’indaga «contro ignoti», per ora, ma l’obiettivo è risalire ai responsabili. La perizia sarà svolta nelle forme dell’accertamento tecnico irripetibile e dunque nel contraddittorio delle parti. Accertamento che i familiari dei 5 marittimi salutano anche per confortare la loro tesi, secondo cui il «Francesco Padre» non affondò, così come pure si è ipotizzato inizialmente, per l’esplosione di armi trasportate illegalmente dietro la facciata dell’attività di pesca.

 

Le operazioni che inizieranno il 5 ottobre, quindi, nelle acque prospicienti il Montenegro, sono destinate anche al recupero dei resti di 4 delle 5 vittime rimaste sui fondali dal 1994. Il procuratore Capristo e il sostituto Maralfa hanno nominato consulenti tecnici il capitano di fregata Paolo Spina, comandante del gruppo operativo subacquei e incursori «Teseo Tesei» della Marina militare, il medico legale barese Francesco Introna e l’ingegnere navale Carlo Podenzano Bonvino. Al conferimento dell’incarico hanno presenziato i legali dei parenti delle vittime e alcuni familiari, tra cui Giuseppe Boccassini, congiunto di Francesco Zaza, e Maria Pansini, figlia di Giovanni Pansini, comandante del «Francesco Padre». L’unica, in rappresentanza dei parenti dei marittimi deceduti, che alle ore 17 di martedì 4 ottobre potrà imbarcarsi dal porto di Brindisi, con consulenti di parte e avvocati, a bordo della nave «Anteo», mezzo della Marina militare specializzato nel recupero di relitti. L’«Anteo» raggiungerà il tratto di mare all’alba di lunedì, quando, nel frattempo, dal porto di Bari partirà un’altra imbarcazione che ospiterà i giornalisti. Poco dopo, da Palese, si leverà in volo un elicottero con Capristo e Maralfa, che in un’ora raggiungeranno la zona dell’affondamento, dando il via alle operazioni. 

 

Dopo l’individuazione del relitto scatterà la seconda fase, consistente nella videoregistrazione delle immagini, affidata a un robot sottomarino. Poi sarà la volta dei palombari. Secondo quanto risulterà dall’ispezione, sarà deciso quali parti del «Francesco Padre» dovranno essere riportate in superficie. Nello stesso tempo si cercherà d’individuare i resti dei componenti dell’equipaggio. Il recupero delle spoglie non sarà solo un atto di pietà ma consentirà esami medico-legali da cui si potranno ricavare importanti tasselli per accertare le cause e dunque le responsabilità dell’affondamento. L’impiego della «Anteo» costa quasi 24mila euro al giorno: la copertura è prevista da un protocollo tra Marina, Comune di Molfetta e Regione.

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‘Francesco Padre’: recuperare per affondare?

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