Sgominato clan Scarci, 12 arresti puntava anche al Taranto calcio

Dodici arresti. Indagata anche la ballerina di Amici Marianna, nipote del boss Franco Scarci, che dopo il carcere aveva riorganizzato il sodalizio criminale. Oltre nel mercato ittico, il sodalizio voleva infiltrarsi anche nel calcio prendendo di mira i patron D'Addario

bari.repubblica.it

Ritorno sulla scena di un dei clan più pericolosi di Taranto, con una escalation criminale guidata da Franco Scarci, boss condannato in due maxiprocessi e tornato in in libertà nel febbraio del 2009. Da lì, i movimenti per infiltrarsi nel tessuto della città, e i tentativi di arrivare anche alla gestione della squadra locale, bloccati dal blitz della polizia che ha eseguito 11 delle 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Lecce, Antonia Martalò, su richiesta del pm della Direzione investigativa antimafia, Giorgio Lino Bruno. Indagata anche la ballerina Marianna Scarci, nipote del boss, protagonista di "Amici" di Maria de Filippi, che figura come amministratrice di un lido balneare di Scanzano Jonico, la cui proprietà è in odore di mafia.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

Il blitz – In manette sono finiti gli affiliati del clan Scarci della Salinella per i reati di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, atti di concorrenza con violenza e minaccia, pesca di frodo con esplosivi, tutti reati commessi avvalendosi del potere di intimidazione dell'associazione mafiosa. Una persona è ancora ricercata e altre sette sono state denunciate. Sotto sequestro preventivo sono finiti i beni dei componenti del clan Scarci, 
tra cui lo stabilimento balneare di Scanzano Jonico, due chioschi bar situati nello stadio di Taranto e un magazzino situato a ridosso del molo della Città Vecchia, utilizzato come base per la commercializzazione di prodotti ittici. Il clan tarantino – secondo gli investigatori – era collegato ad altre organizzazioni criminali del Materano.

Gli arresti – In carcere, nell'ambito dell'operazione "Octopus", il boss Franco Scarci, Giuseppe Scarci, Andrea Scarci, Michele Attollino, Maurizio Petracca, Salvatore Viviano, Piero Motolese, Giuseppe Caligine, Nicola Sibilla, Salvatore Scarci, Giovanni Perniscono e Luciano Scarci. Altre sette persone sono indagate in stato di libertà.

Il tentativo di infiltrarsi nel calcio –  Il capoclan tarantino Franco Scarci avrebbe cercato – senza riuscirci – di entrare a far parte, come finanziatore, della società del Taranto Calcio, che disputa il campionato di Prima Divisione. Il tentativo di Scarcia non riuscì perché gli imprenditori D'Addario, dirigenti della società calcistica, pur avendo subito un tentativo di estorsione, rifiutarono la richiesta. Il boss si appropriò di una Range Rover da 50mila euro dell'autosalone di D'Addario, che denunciarono l'episodio. E sempre i patron della squadra più volte avevano sollevato delle perplessità sulla gestione dei chioschi interni allo stadio comunale. 

Le indagini – I provvedimenti concludono una complessa indagine, avviata dalla Squadra Mobile di Taranto nel febbraio del 2009, a carico dell'organizzazione criminale guidata da Francesco Scarci, già condannato nei maxiprocessi Ellesponto per associazione mafiosa e detenzione illegale ed importazione di cocaina, e Cahors, ancora per associazione mafiosa, quale capo dell'omonimo clan. L'attività investigativa ha rivelato come, negli ultimi due anni, la scena criminale tarantina sia stata caratterizzato dall'escalation del ricostituito clan Scarci, arrivata a una posizione di assoluta egemonia. L'indagine, svolta dalla Sezione criminalità organizzata, sotto la direzione della DDA di Lecce, ha consentito di provare che, immediatamente dopo la sua scarcerazione, Francesco Scarci ha riorganizzato, con l'attiva collaborazione del fratello Giuseppe, l'originario sodalizio, estendendo il suo ambito di influenza non solo al rione "Salinella" – tradizionale "roccaforte" del clan – ma anche alla "Città Vecchia" nella zona locale porto peschereccio, con un intervento diretto nelle attività economiche connesse al mercato ittico.

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