Incendi, cresce l’ipotesi estorsiva

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Molfetta continua ad essere al centro di continui atti incendiari ai danni di auto e imprese. L’ultimo episodio, di qualche giorno fa, ai danni di un supermercato nella Zona 167, ha innalzato ulteriormente la tensione mentre l’ipotesi estorsione non è più un tabù. Se ne fa menzione anche in un documento reso noto dalla Dia – Direzione investigativa antimafia che nel rapporto del secondo semestre del 2010, cita i casi incendiari avvenuti tra i comuni di Bitonto, Giovinazzo e Molfetta. Non si scarta la possibilità che possa trattarsi di un piromane seriale, la matrice infatti resta ancora incerta, ma si fa strada la pista dell’estorsione. “È, infatti, in quest’ultima direzione – si legge nel documento dell’Antimafia – che si colloca l’arresto, eseguito in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 29 ottobre 2010, di due soggetti, accusati di aver dato fuoco ad un motociclo ed a un autocarro di proprietà di due testimoni che, con le loro dichiarazioni, avevano consentito di acquisire inconfutabili elementi di responsabilità a carico di alcuni indagati, tratti in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “Barracuda”, tra cui il padre di uno dei due incendiari”.

A Molfetta la conta degli incendi è portata avanti dal movimento Liberatorio Politico che non ha dubbi sul fatto che ad operare siano malviventi del racket. E non manca la polemica: sul blog internet del movimento questa mattina è comparso un "duro" attacco all’indirizzo dell’associazione Antiracket di Molfetta accusata di “non conoscere il territorio”. Tutto nasce da alcune considerazioni pubbliche fatte nei giorni scorsi dall’ Antiracket (che ha uno sportello a Molfetta ed è molto vicina alle vittime del racket e delle estorsioni), secondo cui non ci sarebbero elementi oggettivi per concludere che la maggior parte degli incendi alle auto sia da ricondurre alla criminalità organizzata. Mancherebbero riscontri o altri elementi oggettivi.

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