ESCLUSIVO / Quel relitto a 55 metri di profondità davanti al porto di Bari

RISORSE CORRELATE

  1. LAGAZZETTA.TV: Guarda il video

di Nicolò Carnimeo – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARI – Le immagini scorrono nitide sul video, per la prima volta si è riusciti a documentare e filmare in condizioni di visibilità eccezionali il relitto di fronte al porto di Bari, ma la sua identità rimane ancora avvolta nel mistero alimentando un avvincente giallo marinaro. La nave non è segnata sulle carte nautiche, ma da sempre è conosciuta da pescatori e subacquei baresi come «il piroscafo», si trova a circa due miglia, bussola sessantanove gradi partendo dal molo foraneo. Rimane adagiata in assetto di navigazione con la prua rivolta ad Ovest e riposa sopra un letto di fango e sabbia, quel tratto di mare, però, è scosso sempre da forti correnti che rendono l’acqua torbida, in quelle condizioni l’enorme scafo sembra scomparire inghiottito da un sottile pulviscolo melmoso. Ma in questi giorni il prolungato meteo favorevole ha reso l’acqua cristallina: è l’occasione di una nuova esplorazione che potrebbe finalmente svelare il segreto della nave misteriosa e aprire nuovi scenari sulla storia marittima della città. 

Dieci minuti di navigazione, e sull’ecoscandaglio (lo strumento che serve a mappare il fondale) appare il profilo della nave, la prua imponente si erge dal fondale, non resta che tuffarsi nel blu. Giace sul fondo a 55 metri, e a quella profondità non si può rimanere a lungo, ma il tempo è sufficiente per una esplorazione completa. 

Il video pubblicato anche sul nostro portale riprende il relitto dalla prua alla poppa che è infossata nel fango. Si riconosce con chiarezza una torretta armata di cannone e due batterie contraeree, si tratta di una nave militare affondata con ogni probabilità durante il secondo conflitto mondiale. Gli indizi sono chiari perché più avanti sulla coperta ci sono una dozzina di mezzi tra auto, camion, e, forse, un paio di autoambulanze le cui forme ricordano veicoli degli anni Quaranta. E’, però, difficile riconoscerli perché sono completamente incrostati di madrepore e coralli. Il ponte della nave è stato spazzato dall’esplosione che ha divelto interamente il fumaiolo, ciò potrebbe indicare che è stata bombardata dall’alto, oppure che dopo il siluramento la sala macchine è esplosa. 

Più avanti ecco altre 6 auto e poi in mezzo al fango si nota un cumulo di scarpe: sono ammassate come se l’equipaggio avesse dovuto toglierle in tutta fretta prima di tuffarsi in mare e cercare salvezza. 

A prua c’è un’altra torretta con un cannone, da qui l’immersione lungo le paratie svela la mole della nave che è leggermente appruata e piegata a sinistra, dopo una accurata misurazione si stima che la lunghezza raggiunga i centoventi metri. 

L’ansia di trovare subito il nome è disattesa, sul dritto di prua non c’è n’è alcuno e a poppa le incrostazioni celano la scritta. Si potrebbe trattare di una nave italiana, inglese, americana, le ipotesi sono aperte e poi lì in fondo alla stiva che nessuno ha ancora penetrato si potrebbero ritrovare dei corpi oppure un grande quantitativo di ordigni bellici e persino di iprite. 

La nave qualche anno fa era stata identificata da alcuni ricercatori come il «Brindisi 2», ma già da una primo esame del nuovo video alcuni particolari sembrano non coincidere, il profilo appare differente e, soprattutto, le misure sembrano diverse. 

Il team che lo esplorò era composto dal Professor Franco Introna, medico legale, e dai sub Nico Fumai e Sabino Scianatico. I nostri dopo diverse immersioni e una lunga indagine storica conclusero che il relitto doveva essere quello della «Brindisi 2» nave affondata il 6 agosto 1943 da un sommergibile inglese mentre faceva la rotta da Bari a Cattaro. Si trattava di un piroscafo della compagnia di navigazione «Puglia» fatto costruire a Monfalcone nel 1931 e negli anni della guerra requisito e armato come incrociatore ausiliario. Le cronache raccontano che le sue tracce si persero a circa 8 miglia dal porto di Bari mentre era in navigazione verso il Montenegro carico di uomini ed equipaggiamenti militari. Venne colpito da tre siluri che lo raggiunsero sul lato di dritta provocando l’esplosione e l’arresto delle macchine e una enorme falla. Nello scoppio vi furono dieci vittime, ma nonostante ciò il «Brindisi 2» rimase a galla, una unità di soccorso riuscì a trainarlo per qualche miglio sino a che la nave non si inabissò. 

Un rapporto della Capitaneria dell’epoca riferisce, però, che i testimoni della tragedia raccontarono che la nave colò a picco al largo di Mola di Bari, e questo non coinciderebbe con la posizione del relitto della nave misteriosa che si trova quasi di fronte al porto barese. 

«Nella nostra indagine abbiamo identificato il relitto come il Brindisi 2 – riferisce Introna – sia sulla base delle ripetute immersioni sia perché siamo andati per esclusione, le ipotesi potevano essere diverse, innanzitutto poteva trattarsi del “Flegetonte” una nave cisterna affondata per eventi bellici, ma le cui caratteristiche non coincidevano con quelle del relitto e poi con altre navi della Puglia di Navigazione come il “Brioni” o il “Barletta”, ma quest’ultimo fu affondato e poi recuperato e, invece, l’altro aveva dimensioni non compatibili. Ad avvalorare la nostra tesi io stesso conservo poi un modellino in ferro di un aereo Savoia Marchetti che trovai sul relitto, da qui ho dedotto che la nave non poteva che essere italiana». 

In realtà di fronte al porto di Bari durante la seconda guerra mondiale ci sono stati altri affondamenti tra i quali quello del «Duino» (ce ne siamo occupati su Gazzetta del 10 e 24 agosto 2008) e diversi altri, soprattutto, durante la tragedia del bombardamento della città del 2 dicembre 1943 quando la Luftwaffe riuscì ad affondare ben diciassette navi tra le quali anche la «John Harvey» cargo della classe liberty che trasportava ben 100 tonnellate di bombe all’iprite. In quella occasione una nave potrebbe essere riuscita a prendere il largo, ma sarebbe poi affondata a qualche miglio dal porto senza lasciare alcuna traccia.
Chi può fornire informazioni per identificare la nave si metta in contatto con il nostro giornale.

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