Molfetta, uccise il sindaco, nei manifesti una nuova verità

 

di GIOVANNI DI BENEDETTObari.repubblica.it

Scrive di aver avuto il "coraggio di fare il primo passo", ammette la sua "piena responsabilità" ma adesso chiede giustizia. E soprattutto di sapere la "verità", in carattere maiuscolo e in stampatello. Ne ha fatti stampare una decina in tutto di manifesti in città, a Molfetta, la firma è quella di Cristoforo Brattoli, più conosciuto con il nome di "Piedone", l'autore dell'omicidio di Gianni Carnicella, il sindaco della Dc ucciso proprio davanti al comune il 7 luglio del 1992 per essersi rifiutato di concedere lo stadio per un concerto di Nino D'Angelo organizzato dallo stesso Brattoli in società con alcune persone tra le quali alcuni esponenti della malavita organizzata locale, attivi nello spaccio e nel traffico di droga e arrestati nel corso delle operazioni "Reset" e "Primavera". 

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A quasi 20 anni da quel giorno Brattoli, tornato un uomo libero, chiede scusa alla famiglia di Carnicella e si dice pentito per quanto accadde, ma adesso pretende giustizia. Sostiene che la verità non è stata ancora scritta e qualcuno la conosce. Nel manifesto si legge genericamente di "un sistema politico", lui spiega che all'epoca era "corrotto", di averlo anche scritto in un memoriale che gli fu sequestrato dai carabinieri. Rintracciato sulla spiaggia della "terza cala" dove adesso fa il venditore ambulante abusivo di bibite, Brattoli punta l'indice contro il sistema politico di allora ma non fa nomi spiegando che sono contenuti in un libro che renderà pubblico l'anno prossimo. Dice che ci sono uomini politici coinvolti in questa storia, di non essere stato direttamente pagato da loro ma di aver ottenuto favori in cambio di altri che lui faceva. Fa intendere di aver dovuto ritrattare tutto nel corso del processo a suo carico perché nessuno gli avrebbe garantito l'incolumità e lui aveva paura.

Nel manifesto Brattoli, oltre a ricordare che spiegherà il motivo per cui girava armato in quegli anni, cita un misterioso sacerdote e fa riferimento, definendolo erroneamente un giornalista, all'attivista di Libera Matteo D'Ingeo. Il quale, interpellato, invita Piedone a dire la verità. "Quali erano i rapporti tra lui e la classe politica dell'epoca?", dice, "perché quel concerto era così importante tanto che chi lo impedì pagò per tutti?" D'Ingeo intanto continua la sua battaglia perché la magistratura approfondisca alcuni aspetti emersi durante il processo, soprattutto i rapporti che c'erano tra l'omicida e la classe politica dell'epoca. Con i familiari del sindaco chiede che Gianni Carnicella sia riconosciuto tra le vittime della mafia. 

Cristoforo Brattoli (classe 1956), lo ricordiamo, fu condannato a 24 anni per l'omicidio del primo cittadino. Nel 2008 il tribunale di Trani lo condannò a 10 mesi di reclusione perché accusato, quando era detenuto nel carcere di Foggia e godeva del regime della semilibertà, di aver pesantemente minacciato durante le ultime elezioni amministrative a Molfetta il candidato sindaco Lillino Di Gioia, vincitore delle primarie ed esponente del centro sinistra. I carabinieri di Molfetta intanto hanno acquisito copia del manifesto affisso in città e hanno informato dell'accaduto la procura di Trani.

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