Residui bellici chimici nell'Adriatico

di Francesca Pedini

L'INIZIATIVA INCONTRO COL GIORNALISTA DI FEO CHE DENUNCIO' IL FATTO

Residui bellici in Adriatico Tonnellate di iprite al largo di Pesaro

— PESARO —

CHE in Adriatico siano 'custodite' migliaia di tonnellate di armi chimiche (residui bellici della seconda guerra  mondiale) lo sanno tutti. Per non parlare di cosa hanno inabissato proprio davanti alle nostre coste gli aerei di ritorno dalle missioni di guerra in ex Jugoslavia. Eppure, per evidenti ragioni di economia turistica ed alimentare, si è preferito 'dimenticare' la questione, fino a che non è intervenuto il libro (preceduto da una dettagliata inchiesta sul l'Espresso) di Gianluca Di Feo, che l'anno scorso ha ricostruito la mappa dei 'veleni di Stato' ancora abbandonati nei nostri mari.
«Armi chimiche — scrive Di Feo — progettate per essere immortali, cancerogene, che possono causare mutazioni genetiche e che sopravvivono a lungo sia nel terreno che sott'acqua». Un articolo agghiacciante, in cui vengono citate anche le acque antistanti la città di Pesaro. Secondo i documenti degli archivi tedeschi analizzati dal giornalista, nei fondali a sud della nostra città si troverebbe infatti la gran parte delle 1.316 tonnellate di testate all'iprite, un gas tossico e vescicante, che, durante la guerra, Hitler diede ordine di affondare in Adriatico per non farle cadere in mani avversarie.
Per affrontare la questione, i Liberi x Pesaro e l'Idv hanno organizzato per venerdì alle 21 (nella sala Pierangeli della Provincia) un incontro-dibattito dal titolo 'Residui bellici chimici nell'Adriatico' promosso da Alessandro Lelli, Niccolò di Bella e Italo Campagnoli. A relazionare sull'argomento saranno lo stesso Gianluca Di Feo e Matteo d'Ingeo, coordinatore del Movimento liberatorio politico di Molfetta, mentre tra gli ospiti saranno presenti il sindaco Luca Ceriscioli, il vice presidente della Provincia Davide Rossi, l'assessore regionale al Turismo Serenella Moroder e tanti altri. «L'iprite — ricordano gli organizzatori — provoca per inalazione, ingestione o assorbimento attraverso la pelle rischi gravi, acuti o cronici, anche letali, e può causare danni all'ecosistema nel corto o nel lungo periodo. Gli involucri d'acciaio sepolti da fango e sabbia sui fondali, con il tempo stanno corrodendosi e potrebbero rilasciare l'iprite. LiberiXPesaro e Idv hanno da tempo sollevato preoccupazioni e provveduto a sollecitare tutti i sindaci marchigiani, i presidenti di Provincia e il presidente della Regione a farsi portatori presso il Governo italiano di una richiesta di informazioni e chiarimenti, sul grado di tossicità dei materiali abbandonati, su eventuali programmi per il recupero e lo smaltimento dei residui bellici. Le richieste sono state inoltrate, ma dal ministero della Difesa è giunta solo una risposta che risulta piuttosto evasiva nonostante voglia essere rassicurante».

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