Archivio mensile:marzo 2010

«Vogliamo una Molfetta Libera»

Presentato ieri il presidio molfettese dell’associazione antimafia di don Luigi Ciotti. Sarà aperto a tutti i cittadini a partire da lunedì 29 marzo

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di Lucia G. Binetti (www.molfettalive.it/…)

«Ma l’illegalità è di destra o di sinistra?».

«Difficile convincere i palermitani che la mafia va combattuta se garantisce più posti di lavoro delle istituzioni».

Sono due delle inconsapevoli provocazioni lanciate ieri dai convenuti alla presentazione del presidio molfettese di Libera.

Ma la mafia è solo in Sicilia, la ‘ndrangheta solo in Calabria? Niente affatto, visto che Milano è al quarto posto in Italia nell’elenco delle città con maggiori infiltrazioni mafiose. Tanto che proprio a Milano si svolgerà, il 20 marzo, la XV giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

Alessandro Cobianchi, coordinatore provinciale di Libera Bari, presentato da Marco di Stefano dell’Arci e Matteo d’Ingeo del Liberatorio, ha parlato di beni sequestrati ai mafiosi. Ed è proprio in uno di questi beni immobili che ha sede la sezione di Libera Bari, di fronte al crocicchio di strade dove fu assassinato nel 2001 il giovane Michele Fazio. E’ una coincidenza, ma la lotta alle mafie parte proprio da qui. Da un segno concreto su una stradina di pietra.

Di concretezza hanno parlato anche alcuni dei rappresentanti delle associazioni intervenute: il gioco delle regole si impara da piccoli, il disattenderle genera illegalità e, alla lunga, mafia.

Presenti alla serata e promotori dell’iniziativa Agesci, il circolo Arci "Il cavallo di Troia", l”associazione culturale Teatremitage, L’Auser, l’Azione cattolica, la Casa per la pace, la casa editrice La meridiana, Legambiente, la libreria Il Ghigno, il Liberatorio Politico, il punto pace Pax Christi, il Masci-don Tonino Bello.

Promosso dalle dodici associazioni cittadine, il presidio di Libera sarà aperto a tutti i cittadini a partire da lunedì 29 marzo e avrà sede provvisoria presso i locali della parrocchia Cuore Immacolato (ex San Filippo Neri).

Molfetta nell’Italia dei veleni

Piaghe misteriose, esami clinici che non si trovano: la puntata Tg2 Dossier dedicata all’inquinamento da residuati bellici andata in onda sabato

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

L’approfondimento giunge di sabato, a mezzanotte, quando metà Italia dorme e l’altra è per locali o insegue davanti alla tv gli attimi finali dei programmi cosiddetti “leggeri” che tanto piacciono al popolo del televoto.

Il viaggio nella terra dei veleni targato Tg2 Dossier ha partenza e arrivo sul mare, ma tocca colline e montagne. Un giro d’Italia che in palio dà solo maglie nere.

E il prologo è il porto di Molfetta. Qui i pescatori mostrano immagini di piaghe e ustioni, prezzo da pagare per arrivare a fine mese. La vicenda è nota ma non le sue cause, nonostante siano passati due anni. Cosa ha causato le ferite sulle loro mani?
«Chiara esposizione a iprite» racconta Vitantonio Tedesco riferendo la prima versione del medico specialista del Policlinico di Bari, cui si rivolge indirizzato dall’ospedale di Molfetta. Seguono degli esami. Tedesco e colleghi ne attendono ancora i risultati.

Il giornalista Donato Placido cerca di vederci chiaro e chiama il nosocomio barese. Gli viene detto che la cartella è stata recapitata all’Arpa, l’agenzia regionale per l’Ambiente. Lì intervista il suo direttore generale Giorgio Assennato, che invece tira di nuovo in ballo il Policlinico. Risultato del ping-pong: gli esami non si trovano.

L’iprite, il gas vescicante usato nella Grande Guerra e poi bandito, nell’uso ma non nella produzione, è il protagonista dello speciale andato in onda sabato 13 marzo su Raidue. Alla fine del secondo conflitto mondiale fu smaltito nel Mediterraneo. Oggi sembra essersi risvegliato dal sonno degli abissi.

Dagli anni ’50 a Molfetta 232 marinai sono stati colpiti durante il lavoro in mare da vari disturbi, cinque in modo letale. Perché in alcuni casi non ci sono referti medici con una diagnosi certa, domanda Placido? La città risponde con alcune testimonianze. L’avv. Francesco Armenio che sta seguendo il caso, Matteo D’Ingeo autore di numerosi studi storici sulla presenza di bombe “a caricamento speciale” sui nostri fondali, il comandante di un peschereccio che racconta un episodio sospetto. Alcune bagnanti che raccontano di disertare le nostre spiagge.

«Possiamo affermare che nei pesci che hanno vissuto con ragionevole certezza a contatto con l’iprite abbiamo riscontrato gravi lesioni epatiche, lesioni al tegumento, alterazioni anche a livello del sangue. Una serie di effetti che portano a conferma che questi prodotti sono persistenti e gli effetti che producono degli effetti traslati nel tempo. Danni genetici veri e propri». A parlare è Ezio Amato, il capo del servizio emergenze in mare dell'Ispra.

Cosa accade a chi mangia pesci contaminati dall’iprite? «In letteratura c’è un solo caso accertato, nel Mare del Nord, in cui il consumo di uova di merluzzo contaminate da iprite ha portato al ricovero, ma non a gravi conseguenze immediate. Ma le conseguenze più subdole sono a lungo termine».

Iprite, quindi. Non certo l’alga tossica che pur infesta da qualche anno le nostre coste, spesso imputata degli strani casi di intossicazione.

Gianluca di Feo, capo redattore dell’Espresso ai “veleni di stato” ha dedicato un volume, da poco in libreria per Rizzoli. C’è anche Molfetta con le sue bombe. È in compagnia di un bel pezzo d’Italia. Quella delle fabbriche chimiche e delle discariche abusive, dei fiumi contaminati.

E dei mari, con i loro carichi di navi “a perdere”. Anche qui Molfetta può dir la sua.

I misteri della delibera n. 352

Qualche settimana fa ci siamo occupati di una delibera di Giunta Comunale molto particolare, la n. 352 del 23.12.2009, con cui l’Amministrazione Comunale avrebbe concesso un contributo di circa 11.000,00 euro all’Ass. ANPANA per l’attività di collaborazione volontaria con il Corpo di Polizia Municipale per espletare, nei limiti del solo territorio comunale, servizi nell’ambito delle finalità di protezione degli animali, controllo delle discariche abusive, tutela degli animali e attività ittica e venatoria; collaborazione con il Corpo di Polizia Municipale in occasione di manifestazioni pubbliche di carattere civile e religioso e nel presidiare gli istituti scolastici elementari e medi inferiori nel corso dell’attività di ingresso ed uscita degli alunni dagli stessi e, limitatamente alla mera constatazione delle infrazioni rilevate ai sensi delle Leggi Generali e Regionali, dei Regolamenti e delle Ordinanze locali che disciplinano i citati servizi, pattugliamento del territorio comunale con un attento e oculato servizio.
Alle nostre argomentazioni, il responsabile della locale sezione dell’ANPANA oltre a rilasciare una dichiarazione, in propria difesa, alla redazione locale de “ilFatto” in data 4 febbraio 2010 ha perfino contattato sul cellulare privato il coordinatore del Liberatorio chiedendo un incontro privato “chiarificatore”. Oltre alla richiesta d’incontro il responsabile dell’ANPANA ha parlato al telefono di una possibile querela che i suoi superiori avrebbero potuto avanzare nei confronti del Liberatorio.
Non comprendiamo il perché il sig. Antonio De Stena, responsabile dell’ANPANA molfettese, voglia incontrarci; se ha argomenti da chiarire o denunciare dovrebbe rivolgersi al Sindaco di Molfetta o alle forze dell’ordine. Non comprendiamo anche la difesa che un consigliere comunale ha intrapreso nei confronti di detta associazione quando, nei giorni scorsi, segnalando un video (apparso in rete il 6 marzo) che l’ANPANA ha realizzato per denunciare il degrado e la presenza di discariche abusive in contrada Casale nella zona ASI, ha dichiarato che l’assessore comunale all’Ambiente Giacomo Spadavecchia non avrebbe ricevuto il responsabile dell’Anpana, Antonio de Stena, che avrebbe voluto riferire quanto scoperto in zona ASI.
Lo stesso consigliere comunale denuncia il mancato intervento della Polizia Municipale in virtù della mancata convenzione tra l’Amministazione comunale e l’ANPANA, promossa proprio dalla delibera n. 352.
Ci chiediamo: se quella stessa zona in territorio ASI era stata messa sotto sequestro dalla Guardia di Finanza, e pertanto era interdetta la circolazione pedonale e veicolare, come hanno potuto accedere gli operatori dell’ANPANA? Si sono introdotti illegalmente violando il divieto d’accesso, oppure si sono avvalsi di quella speciale “attività di pattugliamento del territorio comunale con un attento e oculato servizio”, contenuto nella Delibera n. 352 del 23.12.2009?
Invitiamo ancora una volta il sindaco Azzollini ad informare la cittadinanza sul mistero della delibera n. 352 con cui si concedono dei contributi ad una associazione che dovrebbe svolgere funzioni che la legge attribuisce al corpo di Polizia municipale o ad altri suoi dipendenti e sollecitiamo il signor Antonio De Stena a chiarire alla città la situazione dell’Anpana dal momento che egli stesso ha dichiarato pubblicamente che, di quella delibera, loro non sono ancora stati informati e non accetteranno mai di firmare la convenzione per delle cose previste che non sono di loro competenza quindi, di conseguenza, saranno costretti a rifiutare quanto proposto dal comune.
Inoltre invitiamo i responsabili nazionali dell’Anpana e il Comune stesso ad approfondire, con un’indagine interna, le dichiarazioni del responsabile locale dell’ANPANA il quale afferma che dal 2005, anno in cui ha assunto la responsabilità della struttura di Molfetta, ha ricevuto dal comune solo 1.800 euro quali rimborsi per attività di vigilanza. Sarebbe interessante per loro, e per la comunità, sapere che fine hanno fatto i contributi concessi ai precedenti responsabili dell’Associazione e chi fossero questi responsabili.
Infine invitiamo i consiglieri comunali che si interessano all’attività dell’ANPANA a presentare delle interrogazioni per chiarire il mistero della convenzione prevista dalla delibera n. 352 del 23.12.2009 e dei contributi scomparsi.

Berlusconi-Santoro, l'inchiesta della procura di Trani parte anche da Molfetta

Tutto nasce da un’indagine sui tassi pagati da un cliente American Express di Molfetta. Il premier avrebbe chiesto di chiudere "i pollai televisivi". Lo rivela "Il Fatto Quotidiano" di Padellaro

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero.

Un membro dell’Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), dopo aver parlato con il premier, sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, al telefono con il capo del governo, annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati.

E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla guardia di finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla Procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati”.

Comincia così il reportage pubblicato questa mattina sul sito internet “Il Fatto Quotidiano”, il giornale web diretto dall’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro. Una inchiesta esplosiva, a qualche giorno dal voto per le Regionali, che apre una pagina inquietante sulla gestione dell’informazione in Italia.

Per capire come l’inchiesta sia giunta ai massimi livelli nazionali bisogna andare indietro allo scorso 30 settembre, quando è stata resa nota un’indagine della procura coordinata dal pubblico ministero Michele Ruggiero. Nel mirino i tassi d’interesse applicati dalla società di servizi finanziari statunitense “American Express” per la restituzione tardiva del denaro concesso con l’accensione della “Gold Credit Card”.

Tre i casi – annunciarono gli inquirenti – sotto osservazione. Tra questi uno di un cliente di Molfetta (gli altri due a Barletta e a Terlizzi). Sulle rate trimestrali pagate in ritardo dai tre clienti, risultavano applicati tassi moratori annui che vanno dal 54 al 77 per cento mentre la legge stabilisce la loro misura massima nel 25,23 percento. "Quella scoperta è solo la punta di un iceberg sulla quale intendiamo lavorare in maniera attenta" affermò il procuratore capo Carlo Maria Capristo.

Alla metà di dicembre la notizia, riportata anche da TraniLive.it, dell’audizione nell’ambito dell’inchiesta di alcuni personaggi illustri, tra cui lo stesso Direttore del Tg1 Rai Minzolini, in procura a Trani come persona informata sui fatti. Ora, però, se dovessero essere confermate le indiscrezioni rivelate da Il Fatto Quotidiano, si cominciano a delineare i contorni di una vicenda destinata ad avere profonde ripercussioni sulla vita pubblica italiana.

Il giornalista Antonio Massari, autore dell’articolo, rivela anche che tutte le persone coinvolte sarebbero state intercettate per settimane mentre parlavano del destino della tv pubblica in modo "illegittimo".

L’indagine, condotta dal Pm Michele Ruggiero, alza il velo “sui reali rapporti – si legge nell’articolo – tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Gli investigatori si accorgono che il presidente del consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi”.

Ma non è finita. “Il premier – riporta il giornalista nell’articolo – intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide”.

L’articolo aggiunge una serie di altre ricostruzioni che giungono persino a dimostrare compiutamente il “conflitto di interessi” del capo del governo. Insomma, una inchiesta che, se confermata, potrebbe avere riflessi devastanti per la politica italiana.

Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto” 

di Antonio Massari (www.antefatto.ilcannocchiale.it/…)

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier – sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un’inchiesta partita da lontano. L’indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d’usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l’ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d’interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un’altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all’interno dell’Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull’argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s’intrecciano. I sospetti crescono. L’inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull’Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se – e come – l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

(foto Guardarchivio)

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo 2010

Un "Presidio della Legalità" a Molfetta

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Molto spesso si discute delle mafie degli altri ma quasi mai ci si sofferma a riflettere sulla “mafia di casa nostra” e sulle multiformi illegalità diffuse con cui la nostra comunità è abituata a convivere.

 

Anche Molfetta, come il resto del paese, sembra essere scivolata verso livelli, mai toccati prima, di degrado sociale, morale, di illegalità diffusa e mancanza di rispetto del bene comune; sono sempre più diffusi i sentimenti di disagio, preoccupazione e sofferenza, non più in singoli cittadini ma nell’intera comunità.

 

Ecco perchè un gruppo di persone, singole e aderenti a movimenti ed associazioni cittadine, da alcune settimane ha avviato un percorso di riflessione sui temi e sulle attività promosse da “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" –  di don Luigi Ciotti, con il desiderio di creare nella nostra città un Presidio della Legalità.

 

Si intende favorire la nascita di un collegamento stabile tra il maggior numero di gruppi di cittadini, associazioni culturali, gruppi eco-pacifisti, operatori sociali e animatori culturali, responsabili e gruppi della comunità ecclesiale, gruppi di base e movimenti politici con l’obiettivo di promuovere una rinnovata cultura di cittadinanza responsabile, cultura della legalità e della solidarietà, basata sui principi della Costituzione atta a prevenire in città fenomeni di diffusione di illegalità.

 

Si invitano tutti i cittadini singoli e organizzati ad intervenire all’incontro di presentazione del Presidio che si terrà il 15 marzo alle ore 18.30 presso la sala Stampa del Comune di Molfetta.


Interverrà Alessandro Cobianchi, coordinatore provinciale di LIBERA BARI


Promuovono l’iniziativa:

 

A.G.E.S.C.I.,

ARCI- Il Cavallo di Troia,

Ass. Culturale “TEATRERMITAGE”,

A.U.S.E.R.-Molfetta,

Azione Cattolica,

Casa per la Pace,

edizioni la meridiana,

Legambiente

Libreria “IL GHIGNO”,

Movimento “Liberatorio Politico”,

Punto Pace-Pax Christi di Molfetta.

 

 

“Marina Piccola”, il 13 aprile la sentenza

In aula ieri gli ufficiali della marina militare autori nel 2007 del sopralluogo che ha dato origine al procedimento

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Si chiuderà con molta probabilità il prossimo 13 aprile il processo per i lavori al lido Marina Piccola.

Nel mirino pubblico ministero Antonio Savasta alcune realizzazioni realizzate nel lido, tra cui una superficie coperta di 33 mq, un pergolato esteso circa 40 mq e un corridoio lungo 10 metri in cemento armato e rivestito in pietra terminante in mare. Secondo l’accusa, le opere sarebbero state realizzate con l’uso di armature in ferro per fondazioni in cemento armato e in assenza di concessione e autorizzazione paesaggistica, anche della capitaneria di porto.

L’imputato Michele Tattoli, attuale rappresentante legale dello stabilimento balneare sulla Molfetta-Giovinazzo, è difeso dall’avv. Mauro Palma. Nel procedimento si è costituito parte civile il Wwf Italia, rappresentato dal legale Marcello Magarelli.

I lavori contestati dalla procura di Trani sono stati scoperti a seguito di un’operazione della capitaneria nel 2007. Due degli autori dell’ispezione sono comparsi ieri in aula nella sezione distaccata di Molfetta.

Gli ufficiali Mariani e Provenzano hanno ricostruito l’ispezione e smentito la linea difensiva, secondo cui le opere rinvenute altre non sarebbero che quelle oggetto di una prima operazione della capitaneria nel 2005 a cui seguì un processo, a carico dell’allora rappresentante legale Mariano Caputo. Procedimento che ha visto in primo grado la condanna dell’attuale assessore, che è ricorso in appello affermando su queste pagine come i lavori contestati fossero stati realizzati negli anni ’70 e ’80. Per questo motivo era stata richiesta dal pubblico ministero la sua assoluzione.

Nel dibattimento si è evidenziata la parziale eliminazione di alcuni dei manufatti e le sopraggiunte autorizzazioni giunte dal comune che ne hanno riguardati altri.

Il giudice monocratico Lorenzo Gadaleta ha acquisito la documentazione raccolta in fase d’indagine e aggiornato la seduta al 13 aprile, data del pronunciamento della sentenza.

Una crisi di regime

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Il giurista Stefano Rodotà

di Stefano Rodotà (www.repubblica.it/…)

CHE COSA indica la decisione del Tar del Lazio che, ritenendo inapplicabile l’assai controverso decreto del Governo, ha confermato l’esclusione della lista del Pdl dalle elezioni regionali in questa regione? In primo luogo rivela l’approssimazione giuridica del Governo e dei suoi consulenti, incapaci di mettere a punto un testo in grado di superare il controllo dei giudici amministrativi. Ma proprio questa superficialità è il segno della protervia politica, che considera le regole qualcosa di manipolabile a proprio piacimento senza farsi troppi scrupoli di legalità. E, poi, vi è una sorta di effetto boomerang, che mette a nudo le contraddizioni di uno schieramento politico che, da una parte, celebra in ogni momento le virtù del federalismo e, dall’altra, appena la convenienza politica lo consiglia, non esita a buttarlo a mare, tornando alla pretesa del centro di disporre anche delle materie affidate alla competenza delle regioni.

Proprio su quest’ultima constatazione è sostanzialmente fondata la sentenza del Tar del Lazio. La materia elettorale, hanno sottolineato i giudici, è tra le competenze delle regioni e, partendo appunto da questo dato normativo, la Regione Lazio ha approvato nel 2008 una legge che ha disciplinato questa materia.Lo Stato non può ora invadere questo spazio, sostituendo con proprie norme quelle legittimamente approvate dal Consiglio regionale. Il decreto, in conclusione, non è applicabile nel Lazio. I giudici amministrativi, inoltre, hanno messo in evidenza come non sia possibile dimostrare alcune circostanze che, in base al decreto del 5 marzo, rappresentano una condizione necessaria per ritenere ammissibile la lista del Pdl. In quel decreto, infatti, si dice che il termine per la presentazione delle liste si considera rispettato quando "i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale". Il Tar mette in evidenza due fatti. Il primo riguarda l’assenza proprio del delegato della lista che ha chiesto la riammissione. E, seconda osservazione, non è possibile provare che lo stesso delegato, presentatosi in ritardo, avesse con sé il plico contenente la documentazione richiesta.

Se il primo rilievo sottolinea l’approssimazione di chi ha scritto il decreto, il secondo svela la volontà di usare il decreto per coprire il "pasticcio" combinato dai rappresentanti del Pdl. Che non è frutto, lo sappiamo, di insipienza. È stato causato da un conflitto interno a quel partito sulla composizione della lista, trascinatosi fino all’ultimo momento, anzi oltre l’ultimo momento fissato per la presentazione della lista. È una morale politica, allora, che deve essere ancora una volta messa in evidenza. Per risolvere le difficoltà di un partito non si è esitato di fronte ad uno stravolgimento delle regole del gioco. La prepotenza ha impedito anche di avere un minimo di pazienza, visto che la riammissione da parte dei giudici dei listini di Formigoni e Polverini ha eliminato il rischio maggiore, quello di impedire in regioni come la Lombardia e il Lazio che il partito di maggioranza avesse un suo candidato. Si dirà che, una volta di più, i giudici comunisti hanno intralciato l’azione di Berlusconi e dei suoi mal assortiti consorti? È possibile. Per il momento, però, dobbiamo riconoscere che proprio i deprecati giudici hanno arrestato, sia pure provvisoriamente (si attende la decisione del Consiglio di Stato), una deriva verso la sospensione di garanzie costituzionali.

Non possiamo dimenticare, infatti, che la democrazia è anche procedura: e  il decreto del governo manipola proprio le regole del momento chiave della democrazia rappresentativa. La democrazia è tale solo se è assistita da alcune precondizioni: e le sciagurate decisioni della Commissione parlamentare di vigilanza e del Consiglio d’amministrazione della Rai hanno obbligato al silenzio una parte importante dell’informazione, rendendo così precaria proprio la precondizione che, nella società della comunicazione, ha un ruolo decisivo. Non dobbiamo aver paura delle parole, e quindi dobbiamo dire che proprio la congiunzione di questi due fatti, se dovesse permanere, altererebbe a tal punto le dinamiche istituzionali, politiche e sociali da rendere giustificata una descrizione della realtà italiana di oggi come un tempo in cui garanzie costituzionali essenziali sono state sospese. 

Comunque si concluda questa vicenda, il confine dell’accettabilità democratica è stato comunque varcato. Una crisi di regime era già in atto ed oggi la viviamo in pieno. Nella storia della Repubblica non era mai avvenuto che una costante della vita politica e istituzionale fosse rappresentata dall’ansiosa domanda che accompagna fin dalle sue origini gli atti di questo Governo e della sua maggioranza parlamentare: firmerà il Presidente della Repubblica? Questo vuol dire che è stata deliberatamente scelta la strada della forzatura continua e che si è deciso di agire ai margini della legalità costituzionale (un tempo, quando si diceva che una persona viveva ai margini della legalità, il giudizio era già definitivo). Questa scelta è divenuta la vera componente di una politica della prevaricazione, che Berlusconi ha fatto diventare guerriglia continua, voglia di terra bruciata, pretesa di sottomettere ogni altra istituzione. Da questa storia ben nota è nata l’ultima vicenda, dalla quale nessuno può essere sorpreso e che, lo ripeto, rivela piuttosto quanto profondo sia l’abisso nel quale stiamo precipitando,  
A questo punto, la scelta di Napolitano, ispirata com’è alla tutela di "beni" costituzionali fondamentali, deve assumere anche il valore di un "fin qui, e non oltre", dunque di un presidio dei confini costituzionali che arresti la crisi di regime. Ma non mi illudo che la maggioranza, dopo aver lodato in questi giorni l’essere super partes di Giorgio Napolitano, tenga domani lo stesso atteggiamento di fronte a decisioni sgradite in materie che già sono all’ordine del giorno.

Ora i cittadini hanno preso la parola, e bene ha fatto il Presidente della Repubblica a rispondere loro direttamente. Qualcosa si è mosso nella società e tutti sappiamo che la Costituzione vive proprio grazie al sostegno e alla capacità di identificazione dei cittadini. È una novità non da poco, soprattutto dopo anni di ossessivo martellamento contro la Costituzione. Oggi la politica dell’opposizione dev’essere tutta politica "costituzionale". Dopo tante ricerche di identità inventate o costruite per escludere, sarebbe un buon segno se la comune identità costituzionale venisse assunta come la leva per cercar di uscire da una crisi che, altrimenti, davvero ci porterebbe, in modo sempre meno strisciante, a un cambiamento di regime.

Passaparola – La firma di Sarajevo

Testo:

Buongiorno, oggi mi sembra inevitabile parlare del Decreto Salvaliste, come lo chiamano nella è la solita truffa per dare un nome sbagliato a una cosa vergognosa e cercare di renderla meno vergognosa questo non è un Decreto Salvaliste, questo è un decreto, tanto per cambiare, Salva Berlusconi, mi scuso con quelli che hanno preso il mio libro, è già da aggiornare perché ad personam si forma all’ultima legge ad personam, ma l’ultima è sempre la penultima, quindi ne sta arrivando non solo questa, ma tra poco ne avremo una vagonata, non dimentichiamo che questo la prossima settimana dovrebbe essere licenziato definitivamente dal Parlamento in legittimo impedimento, quindi il firmatutto che siede al Quirinale sarà chiamato a un’altra delle sue mirabolanti prove.

Non poteva non firmarlo (espandi | comprimi)
Avrete notato come tra coloro che si sono posti, tutti quelli che hanno un minimo di sensibilità democratica residua a questo Decreto, si siano divisi tra coloro che dicono che il Decreto è una porcata, ma che Napolitano ha fatto bene a firmarlo, non poteva non firmarlo

Il Capo, gobbo dello Stato (espandi | comprimi)Secondo fatto: il fatto che abbia suggerito un altro tipo di decreto, ancora una volta dimostra che siamo oltre i poteri del Capo dello Stato, perché sapete che nelle prerogative del Presidente della Repubblica, stabilite dalla Costituzione non c’è quella di suggerire o di collaborare alla stesura di legge o Decreti

Ladri di speranze (espandi | comprimi)

La sostanza è che a me è capitato in queste ultime settimane nei miei incontri che faccio in giro per l’Italia, negli spettacoli che faccio nei teatri, di incontrare dei ragazzi delle liste 5 stelle, che mi chiedevano: possiamo mettere fuori il banchetto per raccogliere le firme perché ci mancano ancora tot firme, magari da te viene tot gente, magari riusciamo a raccogliere qualche firma, naturalmente ho sempre detto di sì, ci mancherebbe, mi fa piacere perché firmare per una legislatura non vuole dire votare per quella lista

Decreto salvalista (espandi | comprimi)La materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi di urgenza e soprattutto non è materia di governo in carica, del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

Violazione di una legge dello Stato, con la firma di Berlusconi e di Napolitano, violazione della Costituzione

Legge danneggia concorrenti (espandi | comprimi)In più qui c’è un problema che ha messo in rilievo tra gli altri Zagrebelski, che il Decreto è stato fatto dal beneficiario del Decreto medesimo direte: dov’è la novità? Effettivamente Berlusconi ha obiettivo spessissimo delle leggi ad personam, che servivano per lui, ma qui stiamo parlando non di una legge che è stata fatta semplicemente per lui, ma di una legge che danneggia tutti gli altri, chi danneggia?

Guardate che la polemica che si fa sui Radicali o su chi ha denunciato le liste irregolari, non ha nessun significato, perché? Perché è sempre capitato che nelle elezioni ci sia qualcuno che denuncia le irregolarità degli altri, perché? Proprio perché se rispetti la legge tu, devi pretendere che la rispettino anche gli altri e se comunque non l’hai rispettata tu, devi pretendere che anche gli altri che non l’hanno rispettata non vengano ammessi, chi decide su tutto questo? I tribunali, questa è l’unica cosa, infatti Napolitano il primo giorno sembrava si fosse attestato su questa posizione, aveva detto: è un bel pasticcio, decidono i tribunali, come stabilito dalla legge, non ti piace quello che ha deciso il Tribunale, ricorri in appello, è tutto all’interno del diritto, è tutto previsto, sono 60 anni e più che si vota, non è che siamo nuovi.
Questa volta ha deciso il governo perché come ha detto La Russa, dobbiamo dire al Tar cosa deve stabilire, come deve decidere, così non potranno darci torto, capite che in questa dichiarazione c’è tutta l’incostituzionalità della legge, perché è una legge che scrive la sentenza ai giudici, questa è la cosa inaudita, pazzesca di tutto questo. Ci sono precedenti, quando sentite dire: non si possono escludere interi partiti, non si può escludere il partito di maggioranza relativa, non si possono punire gli elettori per colpa degli errori dei rappresentanti, cazzata solenne, si sono sempre puniti gli elettori per gli errori fatti dai rappresentanti dei loro partiti, il fatto poi che a fare questi errori sia il famoso partito del fare, della managerialità, dell’efficienza, il partito che doveva disboscare la democrazia, il partito che doveva liberarci dai lacci e laccioli e che è da 15 anni in politica e non ha mai fatto niente di tutto questo, pur avendo istituito addirittura i minori delle semplificazioni legislativa, figuratevi l’hanno dato a Calderoli, da qualunque parte la raccontino non sta in piedi quello che dicono, perché? Perché è già capitato altre volte che milioni o centinaia di migliaia di persone non abbiano potuto votare per un partito, perché aveva presentato carte false o carte fuori tempo massimo.
Non succede di rado, succede sempre alle elezioni che qualcuno venga tagliato fuori, il caso forse più clamoroso è quello del 2000, quando nel centro-sinistra in Molise si presentò un candidato che si chiamava Di Staso, nel centro-destra un candidato che si chiamava Michele Iorio, vinse Di Staso per poche centinaia di voti, il centro-destra fece ricorso al Tar dicendo che alcune liste alleate con il centro-sinistra, erano state presentate in maniera o in forma irregolare, dopo le elezioni il Tar si pronunciò e disse che era ero, ci fu ulteriore passaggio al Consiglio di Stato che disse che alcune di queste liste erano irregolari e fu disposta la ripetizione delle elezioni, si rivotò e proprio grazie all’irregolarità scoperta, il centro-destra vinse le elezioni contro il centro-sinistra che le aveva appena vinte qualche giorno prima e oggi Michele Iorio continua a essere il governatore del Molise, proprio in virtù del fatto che erano state ripetute le elezioni, su denuncia del centro-destra, a nessuno è venuto in mente di dire: ah ma non è leale perché vogliono concorrere senza i rivali, vogliono correre da soli, vogliono vincere a tavolino, semplicemente perché c’erano delle irregolarità e il centro-destra ha fatto benissimo a denunciarli, credo due anni fa, se non erro, alle provinciali del Trentino c’era l’Udc che era irregolare come presentazione di lista, l’Udc era alleata del centro-sinistra, la Lega e il centro-destra fecero ricorso e ottennero l’esclusione dell’Udc, a nessuno è venuto in mente di dire che era un’offesa agli elettori dell’Udc , perché? Perché era colpa dei responsabili dell’Udc che non avevano presentato le liste in regola e avanti di questo passo.

Le firme le raccolgono i Baluba (espandi | comprimi)Pensate quante ingiustizie crea questo Decreto dopo anni e anni in cui ci sono partiti che non hanno potuto partecipare a questa o a quell’elezione locale o nazionale, perché? Perché la legge dice che devi arrivare entro una certa ora e devi produrre un certo numero di firme autenticate e autentiche, se non lo fai sei fuori, dice: ma ero già dentro, chi se ne frega se eri già dentro, se sei in aeroporto e ti addormenti, l’aereo parte lo stesso!

Pensate l’incostituzionalità proprio filosofica di tutto questo.
L’ultima cosa, è pazzesco, ma è il messaggio che il Presidente della Repubblica ha scritto sul suo sito, sul sito del Quirinale per spiegare quello che è successo “…il problema da risolvere era da qualche giorno quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici – e perché le altre volte non c’era la piena partecipazione perché qualcuno veniva escluso? Anzi in queste stesse elezioni qualcuno viene escluso, ma dato che sono partiti piccoli, lui se ne infischia – non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana, il candidato Presidente e la lista del maggior partito politico di governo per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente”, qui il problema è che la Regione era grande, Lazio o Lombardia e che il candidato della lista erano del maggior partito politico di governo? E se fossero stati una Regione di media grandezza e un partito di media dimensione e se fossero stati una regione piccola e un partito piccolo, hanno meno diritto quelli piccoli rispetto a quelli grandi? C’è un limite oltre il quale si può tranquillamente violare la legge, vantando di avere i muscoli più forti e di gridare più forte? Perché questo è quello che ci viene raccontato, guardate che questa spiegazione, mi dicono in Veneto “Xè peso el tacon del bùso” peggio la toppa del buco, perché qui ci stanno facendo capire che il problema era che il partito è grosso e fa paura!
E chi lo stabilisce se il partito è grosso? Le elezioni e le elezioni non ci sono ancora state e in base a cosa il Capo dello Stato decide che questo è un partito grosso e se dovesse crollare all’improvviso per un motivo misterioso che noi non sappiamo? Si basa sui sondaggi per decidere i decreti? Per decidere quale partito è grosso e quale è piccolo? Vi rendete conto di quello che è riuscito a scrivere questo signore? Spero che sia mal consigliato, mi domando chi ha intorno, perché se ha qualcuno intorno che gli scrive queste cose, dovrebbe fargli una perizia psichiatrica a questi suoi consiglieri, di sceglierseli qualcuno migliore, perché guardate che questa fase sul partito grosso e sulla regione grossa è abominevole dal punto di vista del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, erano in gioco due interessi e beni entrambi meritevoli di tutela e rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere con il voto tra programmi e schieramenti alternativi.
Da una parte c’è la legge e dall’altra ci sono i cittadini, è sempre stato così, non esiste il voto se non c’è la legge, è la legge che norma il voto, noi siamo una Repubblica e non una Monarchia perché è stata emessa una sentenza della Corte Costituzionale, mentre alcuni gridavano ai brogli, negli Stati Uniti ha vinto Bush anche se probabilmente ai numeri aveva vinto Al Gore perché a un certo punto la Corte Suprema ha detto: bastano i conteggi, le cose sono così punto e fine, era un’ingiustizia, è una convenzione, a un certo punto interviene la legge e dice come sono andate le cose.
Se non accettiamo questa convenzione, si sfascia tutto, non c’è più lo Stato e lui mette sullo stesso piano il diritto di votare per un partito fuori legge e la legge e dice che non si può negare che si tratti di beni egualmente preziosi, da un lato la legge e dall’altro chi l’ha violata, si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori partiti dell’opposizione che avevano dichiarato di non voler vincere per abbandono dell’avversario o a tavolino e chi se ne frega di quello che dicono i politici? Quelle sono dichiarazioni politiche, la legge è legge!
Non si può cambiare la legge soltanto perché uno ha fatto una dichiarazione, e si era anche da più parti parlato della legge di una soluzione politica, senza peraltro chiarire in quale senso ciò andasse inteso, una soluzione che forse è frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione? Se una porcata è una porcata, può diventare meno porcata soltanto perché la concordano tutti? A parte che qui non hanno concordato niente, come avete visto, visto che perfino il PD una volta tanto fa la voce grossa, anche se solo contro Berlusconi.
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andando al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali, in realtà sappiamo quanti risultino difficili accordi tra governo e maggioranza e opposizione anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale, affari per le tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte e per diffidenze fondo e indisponibilità dall’altra, ma cosa scrive questo signore? Ma in ogni caso la soluzione politica, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, aridagli con la piena partecipazione dei principali contendenti, come se i contendenti alle elezioni potessero essere divisi tra quelli principali che hanno diritto di violare la legge e quelli secondari che invece devono rispettare le leggi, ma qui siamo di fronte a una versione… si capisce perché viene da un ex dirigente comunista questa concezione dello Stato, cioè che c’è il primato del partito o del partito grosso rispetto alle regole, ma qui c’è una concezione che non ha niente a che fare con la democrazia liberare e con lo stato di diritto, si capisce benissimo che venga da un comunista evidentemente irredimibile e i tempi si erano a tal punto ristretti, dopo i già intervenuti pronunciamenti delle corti, che quel provvedimento non poteva che essere un Decreto Legge, il tempo stringeva, stavano per decidere i giudici amministrativi dopo che erano intervenuti gli uffici elettorali, bisognava fare in fretta per impedire ai giudici di ribadire quello che avevano stabilito gli uffici elettorali, ma vi rendete conto di quello che sta dicendo questo signore?

Serie tensioni istutizionali (espandi | comprimi)Più la rileggo, più resto allibito. Diversamente dalla bozza di Decreto prospettatami dal governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal il Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio non ha presentato secondo me evidenti vizi di incostituzionalità, né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura?


La firma di Sarajevo (espandi | comprimi)Concludo con quello che è veramente successo in quello che lui stesso, il Capo dello Stato definisce un teso incontro giovedì sera, serie tensioni istituzionali, ha scritto Il Messaggero, Marco Conti “Il Premier disse al Colle, scateno la piazza, il Cavaliere pronto a tutto, avanti anche da solo, la tua firma non è indispensabile”

Il Presidente del Consiglio voleva far approvare la sera stessa un Decreto Legge sulla falsariga del precedente nelle elezioni europee del 1995, ma il Capo dello Stato ha sostenuto che quella procedura non poteva essere sostenuta in questo caso e Berlusconi si è molto arrabbiato, minacciando il ricorso alla piazza, prima mi avete visto con in mano questo librone, questo è il Codice Penale, può essere che io mi sbagli, credo ci sia anche una Vicepresidente che riguarda il reato di minacce, ma per il momento ho trovato l’Art. 289 che dice “attentato contro organi costituzionali è punito con la reclusione non inferiore a 10 anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire in tutto o in parte anche temporaneamente al Presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni o prerogative funzioni suddette” è vero o non è vero che giovedì sera c’è stata una minaccia esplicita del Presidente del Consiglio al Capo dello Stato?
Perché le opposizioni non presentano una denuncia alla Magistratura e non invitano il Capo dello Stato a confermare o a smentire le ricostruzioni de Il Messaggero di Vesca, de Il Fatto Quotidiano? Stiamo parlando di qualcosa di grave se Bruno Vespa parla degli spari, quello che è certo è che non è vero che questo è un decreto interpretativo, questo è un decreto innovativo, che stabilisce regole nuove, posti diversi e modalità di autenticazione diversa delle firme per la presentazione delle liste, rispetto a quelli che erano previsti quando è iniziata la raccolta delle firme e è iniziata questa lunga campagna elettorale, quindi questo decreto, checché ne dicano i corazzieri improvvisati che cercano di distinguere tra le responsabilità di Berlusconi e quelle di Napolitano, era un decreto che evidentemente non poteva essere adottato, sia perché vietato dalla legge, sia perché incostituzionale nello spirito e nelle lettere, sia perché fa una cosa diversa da quella che dice di voler fare, non interpreta ma aggiunge.
Se giovedì sera si è arrivati allo scontro che abbiamo descritto perché Napolitano ha rigettato la prima versione del decreto, vista la seconda che ha firmato, possiamo immaginare cosa c’era nella prima versione del Decreto, possiamo immaginare quanto siano minimaliste tutte le espressioni più dure che si possono usare in questi giorni: furto, golpe e qualsiasi cosa, noi siamo ormai in preda a un regime declinante ma non per questo meno pericoloso, anzi credo che nei prossimi mesi ne vedremo ancora delle brutte, non delle belle!
Continuate a seguirci, stasera parleremo di questo a Torino, perché a Torino è invitato presentando il libro, parleremo ovviamente di questa nuova legge ad personam con l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky e con Ettore Boffo e il Pubblico Ministero Ingoia al Teatro Nuovo a partire dalle 21 e lo stesso faremo giovedì sera con Pier Camillo Davigo alla Camera del Lavoro a Milano in corso di Porta Vittoria e lunedì prossimo lo faremo a Roma all’Alpheus ma troverete tutti gli estremi di queste presentazioni che possono diventare delle occasioni anche per manifestare la propria presenza in un momento abbastanza difficile, intanto continuate a seguirci su Il Fatto Quotidiano
Passate parola e buona settimana.

Anche Molfetta avrà il suo lago dei cigni

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di Gianni Porta – consigliere comunale


Ieri mattina si è tenuto il secondo dei quattro incontri organizzati dall’Amministrazione comunale su temi sensibili per la città (bando cooperative edilizie; Pip, lame e opere di mitigazione; piano strategico comunale; vincoli paesaggistici nelle nuove zone di urbanizzazione).

È stato un incontro davvero sorprendente

1. Perché la maggioranza di destra anziché fare comizi e iniziative di partito sceglie di organizzare incontri istituzionali nel pieno della campagna elettorale.

2. Perché l’Amministrazione organizza incontri riguardo il tema del rischio idrogeologico su cui da un anno e mezzo a questa parte ha sempre liquidato il tutto con battute e spallucce, irridendo l’opposizione e le associazioni ambientaliste.

3. Dopo aver appreso nei giorni scorsi della bocciatura da parte del Tribunale superiore delle acque pubbliche del ricorso del Comune che chiedeva la sospensiva della delibera dell’Autorità di Bacino, ascoltiamo l’Assessore Uva che afferma di voler avere una linea collaborativa con l’Autorità di Bacino.

4. Grazie all’intervento molto interessante e intellettualmente onesto del prof. Romanazzi abbiamo appreso ieri che il canale di mitigazione, che dovrebbe far defluire eventuali piene dalla zona Pip alla dolina Gurgo, è ancora in una fase iniziale di studio mentre a gennaio scorso l’Amministrazione comunale indiceva una conferenza stampa per “vendere” la cosa come quasi in dirittura d’arrivo e su cui c’era già un assenso informale dell’Autorità di Bacino (assenso smentito invece dall’Autorità di Bacino nel corso di un incontro pubblico tenutosi qualche settimana fa).

5. Sempre per bocca del prof. Romanazzi abbiamo appreso che è in corso uno studio di fattibilità di questo canale in cemento armato e che la dolina in questione – tra l’altro sottoposta a vincoli dal Piano Regolatore Generale – potrebbe anche non avere i requisiti necessari ovvero la capienza prevista per fungere da “vasca raccoglitrice” delle acque di un’eventuale piena.

6. Ancora, abbiamo appreso che qualora la dolina non fosse abbastanza capiente si potrebbero anche ipotizzare trivellazioni per costruire pozzi di deflusso delle acque e che si potrebbe realizzare anche un laghetto artificiale!

Ora, noi sicuramente non siamo esperti ingegneri e costruttori ma alcune considerazioni molto elementari siamo in grado di farle.

Da mesi l’Amministrazione ha negato che ci fosse un problema di rischio idrogeologico, adesso invece si affanna per trovare soluzioni tra un ricorso bocciato e l’altro, con il rischio di ulteriori stravolgimenti del territorio.

Inizialmente nei mesi scorsi si è affermato che eventuali acque di piena mai e poi mai, a causa delle pendenze, avrebebro potuto interessare la futura zona Pip e anche l’attuale, adesso invece si afferma che il canale da costruire metterà al riparo i capannoni delle presente e della futura zona artigianale (dobbiamo dare ascolto all’Ing. Altomare dei mesi scorsi fa oppure a quello ascoltato ieri?).

Per bocca dello stesso prof. Romanazzi incaricato dall’Amministrazione per il progetto dell’opera apprendiamo che potrebbero anche non esserci le condizioni per realizzarlo (o che si potrebbero addirittura praticare trivellazioni). Che altro dire…

Paradossalmente questi irrituali incontri istituzionali in piena campagna elettorale (quando invece in altri periodi Sindaco e maggioranza rifiutano chiarimenti e si sottraggono ai confronti) consentono alla cittadinanza di conoscere le giravolte e le idee strampalate dell’Amministrazione su questioni serie che attengono allo sviluppo produttivo ma soprattutto alla messa in sicurezza del territorio e alla incolumità di cose e persone.