XV GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME DELLE MAFIE

LIBERA
ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI
CONTRO LE MAFIE

XV GIORNATA DELLA MEMORIA
E DELL’IMPEGNO IN RICORDO
DELLE VITTIME DELLE MAFIE

Milano, 20 marzo 2010
“LEGAMI DI LEGALITÀ
LEGAMI DI RESPONSABILITÀ”

“La legalità non si insegna, ma si testimonia” è il forte richiamo che i familiari delle vittime di tutte le mafie ci affidano: “Pensiamo che la memoria non debba essere uccisa dal tempo.
Abbiamo il convincimento che attraverso il nostro impegno possiamo dare un valore aggiunto al sacrificio dei nostri cari ma soprattutto offriamo un contributo a costruire una società alternativa. Attraverso la nostra testimonianza trasmettiamo i loro valori, il loro esempio, il loro essere eroi con il loro comportamento “normale”
. Fin dai primi passi del suo cammino associativo, Libera ha sempre avuto al suo fianco i familiari delle vittime delle mafie. In loro ha trovato la forza per una denuncia e una proposta coerenti tra loro; in loro ha riconosciuto e apprezzato lo straordinario valore di un dolore privato che ha saputo trasformarsi in impegno pubblico.

È per questo che ogni anno, il 21 marzo, in coincidenza con il primo giorno di primavera, Libera si ritrova con la sua rete di associazioni, scuole e cittadini per celebrare la memoria delle vittime innocenti di tutte le mafie e per ribadire l’impegno quotidiano nella realizzazione di percorsi di legalità democratica e partecipazione civile.

Nelle diverse edizioni fin qui svoltesi, la Giornata è stata ospitata da Roma, Niscemi (CL), Reggio Calabria, Corleone (PA), Casarano (LE), Torre Annunziata (NA), Nuoro, Modena, Gela (CL), ancora Roma, Torino, Polistena (RC), Bari e Napoli. La giornata tradizionalmente si tiene il 21 marzo, ma essendo quest'anno  domenica, viene anticipata a sabato 20 marzo per favorire la massima partecipazione di quanti arriveranno da ogni parte d’Italia.

L’APPUNTAMENTO QUEST’ANNO È A MILANO, SABATO 20 MARZO 2010.

LA GIORNATA
Il cuore della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” è un grande corteo per le vie della città, durante il quale si tiene la lettura pubblica dei nomi di coloro che sono caduti per mano mafiosa, sia di coloro che sono stati uccisi perché si contrapponevano ai criminali per ragioni professionali (magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e delle istituzioni), sia di quanti non si sono piegati al quieto vivere e hanno svolto il loro ruolo fino in fondo (giornalisti, imprenditori, sindacalisti, sacerdoti e tanti altri), ma anche di chi si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato ed è stato spazzato via dalla cieca violenza dei criminali.

Per noi sono tutte vittime importanti allo stesso modo, senza alcun ordine di preferenza, sono tutte persone da ricordare perché la loro vita è stata spenta in modo brutale e insensato, perché il loro esempio possa essere di monito per tutti noi ad assumerci la responsabilità singola e collettiva nel migliorare il paese in cui viviamo.

Nella lettura dei nomi delle vittime – una vera e propria cerimonia laica che dura ore – si alternano familiari e personalità, studenti e cittadini, e per quanti partecipano, il ricordo delle vittime diventa uno stimolo all’impegno. Nel pomeriggio della giornata, sono previsti dei seminari che approfondiscono contenuti e tematiche per costruire percorsi di impegno a partire dalla memoria delle vittime.

Ogni anno il numero dei partecipanti aumenta straordinariamente perché cresce nel paese la rete di associazioni, realtà e cittadini che vogliono impegnarsi e ricordare, cresce la fame e sete di giustizia che anima tanti percorsi di impegno civile e responsabile, cresce la voglia di capire per impegnarsi e fare ciascuno la propria parte.

Ogni anno cresce anche il numero dei familiari delle vittime che partecipano alla giornata, vuoi perché purtroppo le mafie non cessano mai di uccidere, anche nel silenzio; vuoi perché tanti decidono per fortuna, magari a distanza di molti anni, di rompere il silenzio nel quale il dolore li ha costretti per aprirsi alla  testimonianza in ricordo dei loro cari.

PERCHÉ A MILANO, PERCHÉ IN LOMBARDIA
La scelta di celebrare la giornata a Milano quest’anno è dovuta ad una serie di ragioni specifiche, alcuni delle quali sono legate al passato, mentre altre riguardano l’oggi e altre ancora il domani della città e della regione, senza dimenticare le profonde relazioni con il sistema paese nel suo complesso, viste il peso di mafie e corruzione sulla società e l’economia italiana.

“Milano e la Lombardia rappresentano la metafora della ramificazione molecolare della ‘ndrangheta in tutto il nord, dalle coste adriatiche della Romagna ai litorali del Lazio e della Liguria, dal cuore verde dell’Umbria alle valli del Piemonte e della Valle d’Aosta… La Lombardia è da sempre retroterra strategico dei più importanti sodalizi criminali calabresi e gli eventi registrati offrono ulteriori riscontri per quanto concerne la massiccia presenza nella regione di soggetti legati alla ‘ndrangheta, con interessi principalmente nel settore del traffico
di stupefacenti, nella gestione dei locali notturni e nell’infiltrazione all’interno dell’imprenditoria edilizia”.

Dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, XV Leg., approvata all’unanimità

Come ci ricorda l’ultima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, è ormai chiaro a tutti che il fenomeno delle mafie nel nostro paese non riguarda più e soltanto le tradizionali regioni di origine, ma è da tempo un problema nazionale e internazionale.

Le mafie sono presenti a Milano e in Lombardia da tempo e, oggi più che mai, rappresentano una pericolosa minaccia per la convivenza civile e democratica.

Capire di avere un problema con cui confrontarsi costituisce già un primo passo positivo in avanti verso la sua risoluzione. Chi non accetta di misurarsi con le infiltrazioni delle mafie e della corruzione nel tessuto milanese e lombardo, fatta eccezione per i casi di diretta collusione, dimostra di voler rinunciare ad una battaglia che sente già persa in partenza. Bisogna quindi reagire alla sfiducia con una nuova assunzione di responsabilità, un compito che spetta a tutti, nessuno escluso.

LE RAGIONI DI IERI
Risale agli inizi degli anni Sessanta il progressivo insediamento delle cosche dovuta all’applicazione della misura del soggiorno obbligato, che porta al nord, in Lombardia, a Milano e provincia soprattutto, molti uomini delle cosche. Da quel momento è un lento diffondersi della presenza mafiosa, prima con il controllo delle bische e del contrabbando, poi con la stagione dei sequestri di persona, per finire ai nostri giorni con il controllo del mercato della sostanze stupefacenti e le infiltrazioni nel meccanismo degli appalti pubblici.

A testimonianza dell’inquinamento nel sistema finanziario ed economico milanese, l’11 luglio del 1979, viene ucciso da un killer della mafia italoamericana Giorgio Ambrosoli, il coraggioso ed inflessibile avvocato liquidatore della banca privata italiana di Michele Sindona, crocevia di operazioni di riciclaggio delle cosche.

Sono passati trent’anni da quel tragico evento ma la lezione che proviene dal sacrificio di Ambrosoli è ancora oggi vivo e valido. Il posto di Sindona viene poi preso da Roberto Calvi che porta il Banco Ambrosiano al
fallimento per ripianare gli stessi investimenti fatti per conto degli uomini delle mafie. A distanza di tre decenni, non è dato di sapere quali nuovi canali e intermediari finanziari siano oggi utilizzati dalle cosche per il riciclaggio
degli ingenti proventi derivanti dai loro business.

A metà degli anni Novanta, grazie alle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura e ai riscontri offerti dai collaboratori, prendono in via una serie di inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Il bilancio finale della lunga stagione processuale è di quasi tremila persone arrestate e condannate per associazione mafiosa, oltre al sequestro di ingenti patrimoni: cifre di gran lunga superiori a quelle che si registrano nello stesso periodo in realtà a tradizionale insediamento mafioso come Palermo e Napoli.

Nello stesso periodo, i riflettori dell’opinione pubblica a Milano sono puntati però sulla contemporanea uscita di scena di una intera classe politica, travolta dalle molte inchieste sulla corruzione del pool di “Mani Pulite”, che portano alla scoperta di una vera e propria Tangentopoli.

Proprio le inchieste sulla corruzione evidenziano come il sistema mafioso prosperi grazie al costante rapporto con politica e istituzioni, unite dalla medesima distorta visione di un potere che non sia al servizio della collettività. Oggi assistiamo ad una pericolosa rilettura di quel periodo storico i cui esiti rischiano di essere una faziosa condanna della magistratura e un’assoluzione collettiva postuma di un’intera classe politica, dimostratasi più sensibile ai propri interessi che a quelli dei cittadini.

Altro segnale inquietante della presenza mafiosa in città e dei legami nazionali con le cosche palermitane è dato dall’attentato di via Palestro, nella stagione della cosiddetta “trattativa” tra Stato e antistato, quando il 27 luglio del 1993 una bomba ad alto potenziale distrugge parte del Padiglione di Arte Contemporanea e provoca la morte violenta del vigile urbano Alessandro Ferrari, dei pompieri Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno e del cittadino marocchino Driss Moussafir.

LE RAGIONI DI OGGI
Tutti i documenti ufficiali di magistratura e forze dell’ordine, licenziati recentemente, raccontano di una presenza capillare e diffusa delle cosche in città e nella regione, a motivo della centralità dell’una e dell’altra nei processi decisionali economici e politici del nostro paese.

“La penetrazione delle organizzazioni mafiose nel territorio del Distretto di Milano non si arresta, ed anzi sembra accentuarsi, favorita da una maggiore predisposizione degli ambienti amministrativi, economici e finanziari ad avvalersi dei rapporti che si instaurano con l’ambiente criminale. Soprattutto nei settori delle opere pubbliche, della edilizia, dei mercati e della circolazione del denaro. E la criminalità organizzata non esita, all’occorrenza, anche in territorio lombardo, a far ricorso pure alle azioni violente per conseguire più agevolmente i propri scopi”.
Dalla relazione della Direzione Nazionale Antimafia, Dicembre 2008

“In Lombardia le ‘ndrine calabresi, continuano ad essere molto attive nel traffico di stupefacenti. A Milano e in altre province della regione la ‘ndrangheta, oltre alle attività illecite tipiche delle strutture criminali organizzate e consolidate nel territorio, confermate, peraltro, dalle risultanze delle indagini svolte dalla DIA, i sodalizi portano avanti un’azione di penetrazione nel tessuto socio – economico, attraverso la connivenza con settori inquinati dell’imprenditoria. I sempre più rilevanti interessi in gioco, segnatamente nei settori dell’edilizia in genere e nei sub appalti per la realizzazione di opere pubbliche, hanno anche fatto saltare, in alcuni casi, equilibri, alleanze e spartizioni territoriali consolidati da tempo, facendo venir meno l’apparente clima di pax criminale che, negli ultimi anni, aveva connotato l’area. Trovano così una plausibile chiave di lettura anche i diversi episodi di intimidazione e gli omicidi avvenuti nella provincia di Milano e in altre aree della regione”.
Dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia, II semestre 2008

A questi documenti si aggiungono i dati più recenti che testimoniano la presenza delle cosche.

La Lombardia secondo tutte le statistiche delle forze dell’ordine e degli organismi preposti è la prima regione per traffico di cocaina e delle altre sostanze stupefacenti, Milano è la piazza dove si fa il prezzo delle sostanze per tutto il nord Europa e la regione offre diverse soluzioni ai trafficanti non solo di droga, in termini di opzioni di trasporti e di mimetizzazione nel tessuto sociale ed economico.

La Lombardia è la prima regione per segnalazione operazioni sospette in tema di riciclaggio all’Ufficio Informazione Finanziaria e offre numerose e diversificate possibilità di reimpiego dei capitali accumulati illecitamente dalle cosche.

La Lombardia è la terza regione per numero di aziende confiscate alla criminalità organizzata. Anche se nella maggior parte dei casi, abbiamo a che fare con aziende che, in realtà, sono delle “scatole vuote”, è chiaro il tentativo delle mafie di avere a propria disposizione strumenti e possibilità di inquinare il tessuto economico a proprio esclusivo vantaggio.

La Lombardia è la quinta regione per numero di beni immobili confiscati, anche se negli ultimi anni si è trovato in posizioni ancora più elevate, tenendo conto delle singole annualità relative alle confische.

La Lombardia, come le altre regioni del nord, è la nuova frontiera dello sfruttamento della forza lavoro dei migranti e da qui deve partire un forte segnale di denuncia delle moderne forme di schiavitù, perché a tutti gli esseri umani vengano riconosciuti quei diritti che le mafie comprimono e negano mentre forniscono favori, in cambio di obbedienza e riconoscenza.

Milano e la Lombardia sono il crocevia dei tanti traffici illeciti delle mafie transazionali che oggi prosperano sulla caduta delle frontiere in Europa e movimentano ingenti masse di denaro e merci di tutti i tipi, compresi gli esseri umani.

LE RAGIONI DI DOMANI
Se non fossero sufficienti i motivi di ieri e di oggi per spiegare i perché del prossimo 20 marzo a Milano, non mancano anche altre ragioni più inerenti al futuro prossimo della città, della regione e del paese in riferimento al contrasto dei gravi fenomeni della corruzione e delle mafie.

Nel 2015 la città e la regione saranno la sede di un grande evento internazionale. Expo 2015 movimenterà non solo presenze e relazioni, ma anche ingenti quantità di risorse, sulle quali è prevedibile abbiano già appuntato i loro appetiti le organizzazioni criminali. Durante il percorso di avvicinamento all’esposizione mondiale, se è importante rafforzare il versante della repressione delle infiltrazioni criminali, è altrettanto strategico presidiare il versante delle prevenzione con pratiche di legalità, non solo destinate ai decisori pubblici ma anche alle diverse componenti della società, nella logica di una piena e matura corresponsabilità.

Quanto vale per l’atteggiamento da adottare in vista dell’Expo 2015, a maggior ragione vale per il nostro Paese, ogni qualvolta si debba affrontare la centralità dei poteri criminali nella vita quotidiana, per arrivare a sciogliere le ipoteche illegali che condizionano lo sviluppo della democrazia. Fino a quando non comprenderemo che l’impegno contro le mafie, la corruzione e l’illegalità deve essere un impegno di tutti, non
riusciremo a vincere questa importante e centrale battaglia per la nostra democrazia.

Una società civile e organizzata che voglia contrapporsi al potere delle mafie e della corruzione deve battersi perché la cittadinanza sia pratica vissuta e non sterile declamazione. I diritti sanciti dalla Costituzione devono essere pienamente fruibili, per tutti, senza privilegi o rifiuti. Mafie, corruzione, illegalità rappresentano un serio ostacolo alla piena attuazione del disegno di società contenuto all’interno della Carta Costituzionale,
perché prosperano sulla violenza e sul delitto, privatizzano risorse destinate allo sviluppo della collettività, inquinano territori e cultura, negando ogni possibilità di alternativa.

Perché le mafie siano sconfitte, perché la corruzione venga debellata, perché l’illegalità venga rifiutata, occorre rinsaldare quei “legami di legalità” rappresentati dai tanti percorsi umani, civili e associativi che costituiscono l’ambito in cui praticare e vivere i diritti e che ogni giorno, in silenzio, civilmente e pazientemente continuano ad essere agiti, pur in condizioni di estrema difficoltà. Ad una criminalità organizzata che sfrutta ogni occasione di illecito arricchimento e di indebito sfruttamento dell’uomo, si devono contrapporre possibilità autentiche di crescita umana, percorsi democratici di decisione, fortemente saldati sul rispetto delle leggi, senza che vi sia spazio per le scorciatoie.

Perché la legge sia veramente uguale per tutti, occorre trasformare i tanti “legami di legalità” che spesso crescono e alimentano la speranza di cambiamento, in “legami di responsabilità”, dove ciascuno, facendo la propria parte, cerca la relazione con l’altro; dove ogni realtà si rapporta all’altra, senza voler costringerla ad una inutile omologazione. Il termine “legame”, infatti, indica una continua tensione, una ricerca forte e autentica di relazione, un rapporto dove sentimento e ragione devono
intrecciarsi continuamente.

La legalità di per sé non può essere un obiettivo sterile; la legalità è viceversa uno strumento indispensabile per raggiungere il vero obiettivo, la giustizia sociale e la piena fruizione dei diritti da parte di tutti.

Se vogliamo evitare che la legge sia piegata a fini di parte, se vogliamo vincere la battaglia contro le mafie e la corruzione, serve quindi una maggiore responsabilità, serve un’assunzione concreta di responsabilità che interpella direttamente ciascuno di noi, ciascun cammino associativo, ciascuna scelta istituzionale.

Tutte queste relazioni, tutti questi luoghi di democrazia, tutti questi legami civili devono interagire tra loro, pena l’insuccesso nella battaglia contro la criminalità organizzata, la corruzione, l’illegalità e, in ultimo, la pericolosa sfiducia nella possibilità di sortire insieme e collettivamente da problemi così complessi che minano la nostra democrazia.

Sapranno i cittadini, non solo milanesi e lombardi, capire che la battaglia per le mafie è una battaglia per i diritti e che l’ipoteca delle cosche sulle vite, gli affari, i circuiti istituzionali è più insidiosa perché apparentemente meno visibile?

Sapranno i cittadini, non solo milanesi e lombardi, riscoprire il gusto della partecipazione, unico vero antidoto alla rassegnazione?

Sapremo, noi tutti, a partire dalle nostre stesse vite, trasformare i “legami di legalità” in “legami di responsabilità”, perché si possa insieme ragionare su un domani, libero dallemafie, dalla corruzione, dalla violenza, dall’illegalità alle quali troppo spesso ci abituiamo?

“LEGAMI DI LEGALITÀ LEGAMI DI RESPONSABILITÀ” È LO SLOGAN SCELTO PER LA GIORNATA DEL 20 MARZO PER RICHIEDERE A CIASCUNO DI NOI, A CIASCUNA DELLE ASSOCIAZIONI E REALTÀ A CUI STA A CUORE IL DOMANI DEL PAESE, UNO SCATTO IN AVANTI, UN SANO PROTAGONISMO CHE, UNENDOSI A QUELLO DI ALTRI, SIA FUNZIONALE ALLA COSTRUZIONE DI “UNA COMUNITÀ ALTERNATIVA ALLE MAFIE”, SALDAMENTE ANCORATA ALLA CARTA COSTITUZIONALE.

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