Entra nel vivo il processo “Spadavecchia-Brattoli”, e i ricordi vanno a quel 7 luglio 1992

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Oltre ai recentissimi episodi di voto di scambio l’udienza ha riportato tutti a quel 7 luglio 1992, quando Gianni Carnicella fu assassinato da Cristoforo Brattoli.
Riportiamo di seguito il resoconto dell’udienza del processo Spadavecchia-Brattoli che la redazione de “Molfettalive” ha pubblicato oggi.

Dopo le testimonianze nello scorso 13 maggio di S.M. e Matteo d’Ingeo (quest’ultimo costituitosi parte civile), nell’udienza di ieri presso la sezione distaccata di Molfetta del Tribunale di Trani, alla presenza del giudice monocratico dott. Lorenzo Gadaleta e del sostituto procuratore della Repubblica dott. Giuseppe Maralfa, sono stati ascoltati un ufficiale della Guardia di Finanza e il politico Lillino di Gioia.

Nel procedimento il P.M. Giuseppe Maralfa ha unificato due episodi avvenuti in occasione delle Elezioni Amministrative 2006. Voto di scambio il reato ipotizzato per l’Assessore Vincenzo Spadavecchia, minacce quello ipotizzato per il killer del sindaco Gianni Carnicella. 

Al contrario del processo cosiddetto “Amato + 5” il Comune non si è costituito parte civile in merito alle accuse di voto di scambio mosse a Spadavecchia.

L’udienza si è aperta con la deposizione di un Maresciallo Capo della Guardia di Finanza che ha condotto le indagini per conto della Procura di Trani in merito ai buoni di carburante utilizzati, secondo l’accusa, in cambio di voti. 

L’ufficiale ha dichiarato che in seguito a precisi accertamenti a carico di un’azienda è emerso che M.S. per conto dell’imputato, acquistò all’epoca dei fatti 200 buoni di gasolio per un importo complessivo di 2000 euro, emessi con regolare fattura. Particolare, quest’ultimo, confermato dallo stesso M.S. nell’udienza del 13 maggio.

Interrogato per il controesame dagli avvocati Ragno e Salvemini, difensori di Spadavecchia, il Maresciallo Capo ha chiarito il tipo di indagine svolta, che ha accertato come l’acquisto dei buoni gasolio fu eseguito esclusivamente durante la campagna elettorale e non nei precedenti o successivi periodi dell’anno.

Lillino di Gioia, candidato sindaco nel 2006 per il centrosinistra, è stato ascoltato in merito alle presunte di minacce subite da Cristofaro Brattoli: «stavo effettuando azione di volantinaggio nei pressi di Piazza Paradiso, quando fui avvicinato da Brattoli, il quale mi chiedeva un colloquio. Ero impegnato e quindi risposi “Devo prima finire, poi possiamo parlare”. 

Dopo 15 minuti, mentre attraversavo Piazza Paradiso, lo vidi arrivare di gran carriera. Si avvicinò dicendo che non avrei potuto fare il sindaco, aggiungendo “Ricordati di Piazza Paradiso” e proferendo epiteti impronunciabili».

Su richiesta del P.M, Di Gioia specifica tali epiteti: «Pezzo di merda», aggiungendo di aver cercato di non rispondergli, avendo constatato lo stato d’animo dell’accusato.

Maralfa: Cosa voleva dire “ricordati di Piazza Paradiso”?



Di Gioia:
«Può darsi che facesse riferimento a quello che era il simbolo di una situazione che portò a quella situazione (omicidio Carnicella ndr). Si trattava di una piazza discussa, all’epoca una situazione difficile. Ho tenuto poco conto di queste parole perché non volevo andare oltre. Sono congetture».

Tedeschi (difensore Brattoli): Conosceva Brattoli?

Di Gioia risponde in modo affermativo, in quanto prima dell’omicidio Carnicella (avvenuto il 7 luglio 1992) Brattoli era un impresario che lavorava per conto del Comune, delle Forze dell’Ordine, collaborava con il Vescovo.

Tedeschi: Brattoli le ha mai proferito la frase: “Perché non vuoi parlare con me?”.

Di Gioia: «Sì, nel secondo incontro».

Tedeschi: A cosa poteva riferirsi il nesso riguardante Piazza Paradiso?

Di Gioia: «A seguito di quell’episodio si decise di liberare la piazza. Non voglio comunque dare un’interpretazione di questo tipo; all’epoca dei fatti ero Assessore Regionale».

Tedeschi: Si è modificato qualcosa dopo le parole di Brattoli nella sua campagna elettorale?

Di Gioia: «Rispetto a quell’episodio non si è modificato nulla».

L’udienza si conclude con l’audizione di Brattoli.

Maralfa:
Perché ha pronunciato “Non puoi fare il sindaco”?

Brattoli:
«Perché un sindaco deve parlare con la gente. Io cercavo lavoro e la piazza era un luogo dove si cercava lavoro. Mi pento del gesto (omicidio ndr), ma ho scontato la pena; ho molto sofferto». 

L’imputato descrive il suo lavoro: di concerto con la Polizia Municipale e le Forze dell’Ordine portava via con i suoi automezzi le cassette di frutta sequestrate ai venditori abusivi. All’epoca dei fatti, comunque, non lavorava nella suddetta piazza ma su Via Ten. Ragno. 

La discussione si sposta a quel lontano 1992, alle ragioni che lo indussero a compiere quel gesto così clamoroso contro il primo cittadino di Molfetta.

Maralfa: Quale fu il motivo dell’omicidio? Il rifiuto di concedere il permesso per il concerto? (Si tratta del famigerato concerto di Nino d’Angelo, ndr).

Brattoli: «La mattina (Carnicella ndr) fissò  il permesso; quel giorno ero stanco perché ero di ritorno dal tour di Luca Carboni che avevo organizzato e in Prefettura mi dissero che non aveva firmato. Ancora oggi maledico quel giorno!».

Brattoli dichiara di aver voluto organizzare il concerto da solo. Ad una domanda precisa domanda se all’organizzazione avessero preso parte alcuni individui, risponde che questi gli avevano chiesto di partecipare alle spese al fine di trarne un ricavo. 

«Inizialmente il concerto si sarebbe dovuto tenere nel Seminario Regionale, poi presso il campo di calcio “Petrone”, in seguito a Giovinazzo». 
Questa l’ultima risposta dell’imputato.

L’udienza è stata aggiornata alle 12 del prossimo 8 luglio.

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