Powerflor, completato il trasporto del primo motore

di Lorenzo Pisani (molfettalive.it)


«Non si può proseguire a causa di un problema al passaggio a livello» dichiara l’agente di Polizia.

Il “problema” è un motore Wärtsilä da 369 tonnellate bloccato sui binari di un passaggio a livello di Santo Spirito, lì dove l’asfalto incontra le rotaie.

Non si può proseguire e allora retromarcia ma non dietrofront, la ricerca del motore scomparso non finisce qui. Sembra il titolo di un romanzo giallo; è la realtà della centrale Powerflor.

Per comprendere cosa ci faccia un motore diesel endotermico a combustione interna di derivazione navale dalla potenza di 17.076 KW, dalle dimensioni di 14 x 5,5 x 5 metri e dal peso di 369 tonnellate in una stradina della piccola frazione barese alle due di notte, bisogna tornare indietro di un giorno, più precisamente alle ore 4.30 di sabato, quando il convoglio con il mastodontico carico esce dal porto di Molfetta diretto al centrale in Contrada Ciardone.

Strano ma vero, complice l’orario e la conseguente assenza di passanti, del carico si erano perse le tracce. Né le Forze dell’Ordine, né il Gruppo Ciccolella avevano voluto rivelare l’esatta ubicazione, temendo la protesta del Comitato NO Centrali, contrario al progetto della centrale termoelettrica alimentata a biomasse liquide.

La misteriosa tappa intermedia si era resa necessaria per la complessità del trasporto. Le dimensioni e il peso avevano sconsigliato di giungere a destinazione mediante le strade locali: i diversi ponti e Via Madonna della Rosa non avrebbero potuto sopportare il carico.

Dove era stato depositato? Quando sarebbe stato condotto in centrale?

Difficile occultare un motore di quelle dimensioni, specialmente se poi lo si “parcheggia” sul lungomare di Santo Spirito. Sul telo blu la dicitura “Wärtsilä” e il codice non lasciano dubbi.
Di lì allo svincolo della S.S. 16 Bis la distanza è breve e soprattutto lineare: basta attraversare pochi ostacoli.

Alla mezzanotte di sabato il convoglio si mette in marcia con una scorta degna della visita di un Capo di Stato. Pattuglie di Polizia bloccano le strade, automezzi di servizio precedono e seguono il rimorchio trainato da due motrici posizionate agli estremi: la tranquilla cittadina vive una delle sue serate più movimentate. Nelle strade è tutto un lampeggiare.

Il timore di azioni dimostrative è forte. E’ assolutamente vietato accedere alla zona, persino a piedi, persino ai residenti che vogliano tornare a casa.

Giunta al passaggio a livello nei pressi della stazione, la carovana si ferma. E’ necessario innalzare i cavi dell’alta tensione ferroviari e per farlo si mette al lavoro una squadra di tecnici alla luce delle fotoelettriche. Il tutto dura più di un’ora.

Superata la prima prova, l’automezzo pesante si dirige verso lo svincolo che s’immette sulla 16 Bis. L’andatura è lenta, lentissima ma inesorabile. Cespugli, rami, pezzi di muretti: il gigante non conosce ostacoli e lascia dietro di sé una scia di residui.

Il secondo momento critico è rappresentato dal cartellone stradale dello svincolo. Pare non ci sia la possibilità di andare oltre, ma si decide di proseguire forzando l’ostacolo. Passano lunghissimi minuti durante i quali si aspetta il botto, invece il cartellone si piega ma non si spezza. E’ fatta.

Subito dopo, la terza sosta.

Gli automezzi vengono spenti, comincia il viavai di pattuglie e di una jeep nera che supervisiona le operazioni. Lo svincolo è meno di cento metri, ma tutto tace. Arrivano anche i Vigili del Fuoco.

La soluzione dell’enigma si trova sulla 16 bis. La Polizia e gli operai stanno riservando in ciascuno dei sensi di marcia una corsia per il convoglio. La spiegazione è semplice: gli automezzi per dirigersi verso l’uscita di Bitonto faranno il cosiddetto “salto di carreggiata” per poi procedere controsenso, evitando così di percorrere la tortuosa complanare.

Il guard rail viene tagliato per poi essere risaldato al termine del passaggio.

Passano le ore. Alle 9.30 finalmente il 18V46 è in centrale, non prima di aver incontrato altri ostacoli. Un muretto a secco impedisce di svoltare? Presto detto: a terra.

Più di nove ore di cammino, lavori sul tracciato elettrico della ferrovia, sulla strada statale, un impegno straordinario delle Forze dell’Ordine visibilmente provate, disagi per i residenti e per gli automobilisti nonostante la tarda ora.

Sorgono alcuni interrogativi. E’ un caso che il trasporto sia avvenuto in un periodo di vuoto di potere (sono passati pochi giorni dalle dimissioni del Sindaco)? Le operazioni sulla ferrovia e sulla strada non potevano essere effettuate con una tempistica che avrebbe evitato lunghe pause? Perché le Forze dell’Ordine hanno taciuto il vero motivo dei disagi? E’ consentito vietare il transito a pedoni e curiosi?

Appuntamento per le risposte al trasporto del secondo motore, ancora presente sulla banchina del molo. Svanito l’effetto sorpresa, l’unico mistero riguarderà la data.

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2 thoughts on “Powerflor, completato il trasporto del primo motore

  1. anonimo ha detto:

    Alla data odierna la centrale più potente al mondo funzionante ad olii vegetali ha una potenza di 24MWe.
    Quando Powerflor sarà terminata nelle sua versione da 116MWe, Molfetta diventerà la nuova Silicon Valley.
    Infatti in un mondo che vuole riscoprire il nucleare a tutti i costi, i Ciccolella fanno ingresso nel mercato dell’energia con questa nuova tecnologia sperimentale. Forse se c’è qualcuno davvero ambientalista, quello è proprio Ciccolella!!!

  2. anonimo ha detto:

    a quanto pare il leader del liberatorio ha intenzione di farsi un week-end meraviglioso

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