I signori della FASHION DISTRICT HOLDING

Aveva ben da predicare Luigi Martella, Vescovo di Molfetta, invitando i fedeli a non dimenticare la preghiera domenicale, prima di tuffarsi nell’Outlet che Emilio Gnutti e soci hanno deciso di “donare” alla nostra città.

Forse era preoccupato anche lui di questi 3 milioni di visitatori l’anno che avrebbero invaso la nostra “periferia” disertando chiese, negozi tradizionali e strade cittadine. Dopo sei anni i nostri politici di destra e di sinistra, di mezzo e di fuori, alti e bassi, si sono accorti che a Molfetta si è sviluppato un “mostro” commerciale. Più che mostro si tratta di un “nostro” prodotto di cui, solo oggi, nessuno vuole assumersi le responsabilità di aver adottato, nutrito e coccolato, fino al punto di doverlo ufficialmente iscrivere all’anagrafe delle “cattedrali nel deserto”.

Ma quando nasce l’idea di portare a Molfetta la cultura della Fashion? Chi decide di investire centinaia di miliardi di vecchie lire  tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 proprio nella nostra zona A.S.I.? Conosciamo insieme i “Signori della Fashion” e le tante società che gestiscono. Nei giorni precedenti l’inaugurazione della sala Cinematografica Multiplex di Molfetta gli organi di stampa locali riportavano alcuni stralci di un comunicato che la stessa Fashion ha diramato direttamente da Brescia, città in cui ha sede la Cinestar Italia S.p.a. in via Aldo Moro, 5. Detta società attraverso altre società controllate svolge attività di sviluppo, realizzazione e gestione di complessi immobiliari costituiti da multiplex e, laddove previsto, Family Entertainment Centre.

 

Nel comunicato si diceva che la compagine azionaria di Cinestar è capeggiata dalla DRACO S.p.a. con il seguente consiglio di amministrazione: 


Presidente: Mario Dora

Vice presidente: Luciano Marinelli

Amministratore delegato: Giuseppe Taini

Consiglieri: Tiberio Francesco Assisi, Marco Di Molfetta, Emanuele Dora, Angelo Facchinetti,  Alessandro Faustini,  Gabriele Sancristofaro.

 

Per ora sono semplici nomi, ma tra poco diventeranno piccole tessere di un complicato puzzle del mondo finanziario italiano. Chi è Mario Dora? Chi lo conosce bene, sin da quando scorrazzava per Brescia su una Rolls Royce bianca e mangiava ogni giorno al “La Sosta” (lussuoso ristorante al centro di Brescia) dice che ancora oggi mangia allo stesso ristorante, al medesimo tavolo, ancora più ricco di trent’anni fa e omaggiato da tutti quelli che entrano ed escono dal ristorante. Mario Dora è lo stesso ricco finanziere e costruttore che negli anni ’70 ha edificato (si spera non selvaggiamente) la Costa Smeralda. Sì, proprio lui, il più furbo dei furbetti passato indenne attraverso “Mani Pulite” e ora anche dall’ultimo scandalo finanziario che ha visto coinvolti quelli che il giornalista di “Brescia Espresso” Alessandro Chela chiama “concertisti”, Ricucci, Bellavista Caltagirone, Fiorani, Gnutti ed altri che il giorno prima di essere accusati dalla Consob di avere ‘concertato’ l’acquisto di azioni Antonveneta per aggirare l’obbligo dell’OPA”, erano riuniti intorno allo stesso tavolo del ristorante “La Sosta” . Ma la vicinanza  di Mario Dora a Gnutti & C. non è solo mangereccia e casuale. Emilio Gnutti fino al dicembre 2005 (data in cui si è dimesso evidentemente per motivi di giustizia) è stato consigliere della Draco S.p.a insieme a Taini Giuseppe ed altri di cui sopra.

 

Emilio Gnutti è finanziere bresciano; condannato in primo grado nel 2002 per truffa in Borsa (insider trading), con a carico un procedimento pendente per lo stesso reato; interdetto per due mesi dall’esercizio di attività imprenditoriali per l’affare della scalata BPI ad Antonveneta (2005).

Presidente. C.d.a. Finanziaria Spa, Earchimede Consulting Spa, Holinvest Spa;

amministratore delegato, Fingruppo Holding Spa;

vicepresidente, Sorin Spa, Banca MPS;

membro com. esec. Hopa Spa;

consigliere tra l’altro in Unipol Spa, Finsoe Spa, ASM Brescia Spa, Sangemini Spa, Olimpia Spa.

Dimessosi a fine dicembre 2005 da tutte le cariche.

 

Quindi la Draco S.p.a. con sede in via Aldo Moro 5 ( Brescia) che si occupa di progetti di edilizia commerciale: Outlet (fashion district MN, RM-Valmontone), parchi tematici (Gardaland, Mirabilandia), multiplex center, complessi alberghieri, aree industriali e artigianali, è nelle mani di Mario Dora (Presidente) che a sua volta è presidente del cda Alfa Park srl, Motorcity Park srl, e varie società immobiliari; consigliere Fashion District Holding Spa, ex presidente Parco Napoli Spa; mentre Luciano Marinelli ( Vicepresidente) è Presidente del c.d.a. Fingruppo Holding Spa, industriale (Vemer-Siber Group), Fin-Metal-Spa, Società italiana lastre Spa, Montini Spa;

consigliere tra l’altro di Hopa Spa ( di E.Gnutti), Holinvest Spa, Alfa Park Srl, Cinestar Italia Spa, Efibanca Spa, C.I.S. Spa.

Naturalmente, parlando di HOPA (Holding di Partecipazioni Aziendali S.p.A) parliamo della grande finanza italiana, a volte opaca, di cui scrivono quotidianamente i nostri media;

il nome di Luciano Marinelli è stato fino alla primavera del 2006 accanto all’ex presidente Emilio Gnutti;

all’ex vicepresidente Consorte Giovanni (già ex Presidente e a.d. di Unipol Assicurazioni e Finsoe ("finanziaria di controllo" del Gruppo Unipol); vicepresidente e amministratore delegato di Unipol Banca e Unipol Merchant;

vicepresidente di Aurora Assicurazioni e Winterthur Vita; consigliere di Hopa, Sorin Group, Telecom Italia.

Indagato a fine 2005 per la scalata di BPI ad Antonveneta e di Unipol a BNL. Dimessosi il 29-12-2005 dalla presidenza di Unipol, insieme al vice I. Sacchetti, a seguito delle indagini);

agli ex consiglieri Fiorani Gianpiero (ex Amministratore delegato della Popolare di Lodi.

Indagato per aggiotaggio, insider trading e ostacolo all’esercizio delle funzioni degli organi di vigilanza, interdetto per due mesi dall’esercizio di attività imprenditoriali per l’affare della scalata BPI ad Antonveneta (luglio-agosto 2005), per questo dimessosi da ogni carica sociale in BPI il 16 settembre 2005 e a seguito delle indagini arrestato con l’accusa di associazione a delinquere il 13 dicembre 2005);

e Ricucci Stefano (immobiliarista e finanziere di Roma, Garlsson Real Estate SA (società off-shore), Stefano Ricucci Trust, Magiste Holding; tra i maggiori soci della Popolare di Lodi e ora anche in Capitalia e Rizzoli RCS. Interdetto per due mesi dall’esercizio di attività imprenditoriali per l’affare della scalata BPI ad Antonveneta (2005). Arrestato il 18/04/2006 per aggiotaggio nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata Rcs.

Ora rimane solo il signor Taini Giuseppe che ormai è di casa a Molfetta, presente ad ogni manifestazione ufficiale della Fashion in qualità di Amministratore Delegato e consigliere, in molti casi insieme a Doria Mario, in una serie di società organizzate in scatole cinesi come Alfa 1 S.r.l, Gamma 1 S.r.l., Alfa 6 S.r.l., Orion S.r.l., Fashion District Italia S.p.a e la Fashion District Holding quasi tutte con sede amministrativa a Brescia, in via Aldo Moro ,5.

Queste ultime società dal 2000 ad oggi insieme alla Fashion District  Molfetta del gruppo F.D.Holding hanno richiesto ed ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni per realizzare la nostra cara “ Città della moda” o “Outlet” e la  sala Multiplex.

 

Protagonista assoluto dell’operazione, dopo Mario Dora, è Taini Giuseppe che come amministratore delegato apre e chiude società per sfuggire all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (antitrust), giungendo fino all’odierna apertura della Multisala Cinestar. Come tutti sanno l’inaugurazione della Multisala ha creato il pretesto per il “dimissionamento” della signora Carmela Minuto, con la relativa scoperta che la struttura inaugurata non aveva tutti i permessi in regola per l’apertura. Ma sappiamo anche che Molfetta è una città in deroga e probabilmente il Dirigente del Settore att. Produttive avrà chiuso entrambi gli occhi e in deroga alle leggi ha firmato le autorizzazioni per l’apertura dell’Outlet e del blocco Multisala senza rispettare le condizioni e prescrizioni previste.

Una delle cinque prescrizioni (fondamentale) prevedeva che, la realizzazione del Centro commerciale Outlet, fosse coevo alla realizzazione del Parco Attrezzato nel cui ambito doveva in ogni caso insistere.

In caso contrario l’autorizzazione doveva ritenersi revocata. Questo è avvenuto dal 2002 ad oggi, ma evidentemente al Dott. De Michele (Dirigente del Settore att. Produttive) interessa di più lo sviluppo del commercio ed il rispetto delle autorizzazioni va in deroga.

Comunque anche il sig. Taini  gestisce molto bene queste situazioni e si lancia in una operazione ancor più ardita che nessuno, al palazzo di città, ha seguito attentamente.

Spulciando tutte le autorizzazioni del Ministero per i beni e le Attività Culturali ci sono una serie di strani documenti che riguardano Taini e la Cinestar Molfetta. Il 31 ottobre 2005 Taini Giuseppe in qualità di legale rappresentante della Alfa 1 S.r.l. (dopo aver chiesto una proroga di 18 mesi per l’apertura della multisala nel novembre 2004) comunica al Ministero di  rinunciare all’autorizzazione in corso per la costruzione di 9 ( dico nove) sale cinematografiche; il Ministero accoglie la richiesta e con decreto del 24 novembre 2005 revoca le autorizzazioni. Fino a questo punto dovrebbe essere tutto in regola e nella prassi comune in presenza di revoca definitiva di autorizzazione le procedure si bloccano e addio Cinestar. Invece no, a Molfetta succedono i miracoli e nei nostri uffici comunali ne avvengono spesso, sarà la vicinanza della chiesa oppure di qualche santo a Roma.

Cosa è accaduto? Udite, udite. Mentre Taini rinuncia alle autorizzazioni per la costruzione della Multisala con 9 schermi, in veste di rappresentante legale della Alfa 1 S.r.l. in data 31 ottobre 2005, dopo poche settimane cambia abito; il 1 dicembre 2005 nella nuova veste di rappresentante legale della Orion S.r.l. chiede al Ministero l’autorizzazione a costruire non più 9, bensì 12 sale  all’interno della Multiplex Cinestar. Il ministero nella persona del Dott. Blandini G. rilascia con decreto in data 15 Dicembre 2005 tutte le autorizzazioni previste. Che bel regalo di Natale! Immaginate noi poveri mortali alle prese con gli uffici comunali e ministeriali, in una procedura simile, saremmo ancora qui, dopo due anni, in attesa dell’autorizzazione. Ma noi non siamo i signori della Fahion District Holding.                         

 

 

  Matteo d’Ingeo

13 thoughts on “I signori della FASHION DISTRICT HOLDING

  1. anonimo ha detto:

    Che il potere economico in Italia sia ancora più scardinante di quello politico è la storia contemporanea che l’illustra i gli scandali a cui fai riferimento sono la prova. Ma quello che non comprendo è come una multisala possa “abbruttire” una città. Non mi risulta che fosse contestuale apertura di Cinestar e Parco tematico, ma che il progetto di investimento avesse diversi steps. Se Fashion non rispetterà quanto stabilito allora sarà necessario che le Istituzione ed Enti facciano valere le loro posizioni. Ma ora una multisala…non mi sembra lesiva degli equilibri sociali, culturali ed economici di una città che ha problemi maggiori. E poi vorrei sapere la tua idea di sviluppo, ma concreta e ti prego…non parlarmi di economia sostenibile con le risorse del territorio. Bisogna essere riformisti e non utopisti.

  2. anonimo ha detto:

    Gentili Signori,
    ben fate a sottolineare queste cose.
    Del Sig. Taini e suoi compagni siamo stanchi. Da Brescia.

  3. anonimo ha detto:

    D’Ingeo sei grande!! A noi piacerebbe sapere ora se la famiglia Azzollini o altre ” famiglie” molfettesi hanno qualche collegamento con l’Hopa ,gnutti, & c.

  4. anonimo ha detto:

    carissimi amici di Molfetta, sono arrivata per caso in questo blog e posso garantirvi, essendo una bresciana doc, che al ristorante ” La Sosta ” avviene questo ed altro. Però devo dirvi che si mangia benissimo e vi invito a fermarvi se ci passate. Abito a pochi passi da via Aldo Moro 5 ma non mi sono mai accorta della presenza di tante società. buon lavoro…

  5. anonimo ha detto:

    per non parlare del lavoro precario che l’Outlet ha messo in campo, altro che mille posti di lavoro…
    LSU

  6. anonimo ha detto:

    questo del lavoro precario è un buon argomento e sembra che l’ex assessore Pino Amato voglia sapere oggi dal Sindaco che fine hanno fatto i mille posti di lavoro. le voci che corrono e correvano ai tempi dei colloqui per l’assunzione precaria all’Outlet, erano che i colloqui li faceva lui e l’asse.ra Carabellese. E’ vero?

  7. anonimo ha detto:

    basta che si lavora bravo Taini

  8. anonimo ha detto:

    Basta che si lavora, leggevo!
    Bene, ma chi lavora? Io soliti amici dei notabili, baronetti!
    Questa è mafia!

  9. anonimo ha detto:

    Vorrei precisare che il signor Mario Dora non  ha edificato la Costa Smeralda.
    E’ rimasto agli arresti domiciliari 1 mese perchè indagato da Di Pietro a cui ha saputo tener testa ed è stata prosciolto.
    Questo non è passare indenni.
    Una domanda: come fa lei a sapere se Mario Dora è più ricco di un tempo? Qual’è la sua fonte?

    Ecco altre precisazioni meno importanti, ma significative perché dimostrano che lei riporta notizie scritte da altri e non va alla fonte. Sono le seguenti:  il giornalista citato non si chiama Chela ma Cheula; a Brescia non esiste il quotidiano "Brescia Espresso".
    Mario Dora ha avuto una Rolls Royce 30 anni fa e non era bianca, ma di color amaranto. Ora non fa mostra di sè, va pochissimo al ristorante, è una persona discreta che da’ lavoro a molti, non raccomandati, ma meritevoli o almeno dotati di buona volontà , paga un fracco di tasse (vengono pubblicate) e lavora molto, affrontando tutti i problemi connessi al produrre lavoro nel nostro paese.(come lei saprà essere imprenditori oggi è atto eroico)
    In ogni caso, se non avrà lei stesso il coraggio di fare l’imprenditore, cerchi di cominciare a fare bene il giornalista, documentandosi alla fonte in precedenza.
    Giusto per sua conoscenza le ricordo che il sig. Dora ha in passato denunciato un giornalista che ha scritto articoli lesivi nei suoi confronti, e che l’albo ha deciso di radiare.

    Invece di cianciare e di guardare quello che di sbagliato fanno gli altri, sarebbe bello che ognuno facesse il suo lavoro al massimo. Sarebbe sinonimo di civiltà e progresso. Invece spesso il vostro mestiere, parlo dei giornalisti, è quello di buttare confusione e zizzannia, distribuire luoghi comuni e pettegolezzi, distruggendo senza saper costruire; direi quasi peggio delle banche. 

    Speriamo lei si voglia documentare meglio prima di scrivere.

  10. ReNero75 ha detto:

    Siamo alle solite, intanto chi ha firmato l’articolo non è e non è mai stato un giornalista e comunque ha il coraggio di firmarsi… mentre LEI signor Anonimo 9 chi è per essere depositario di tanta VERiTA’?

  11. ReNero75 ha detto:

    Quel grande albergo e’ un amore che non si scorda mai.

    Con la Ciga ha un feeling di vecchia data, ma perche’ la passione e’ tornata a bruciare proprio ora che il gruppo alberghiero affoga nei debiti? La storia e’ quella di un secondo amore non contraccambiato. Nell’ 81, quando la Ciga era ancora di Orazio Bagnasco, Mario Dora aveva ceduto la sua quota al principe Karim Aga Khan e aveva realizzato una ricchissima plusvalenza del 300%. Nel dicembre scorso, sognando un altro bell’ affare, il sessantaduenne costruttore finanziere bresciano s’ e’ ricordato di quella vecchia parentela con il gruppo alberghiero e ha pensato di farsi avanti per ripianare parte dei mille miliardi di indebitamento che opprimono la Ciga. Certo non era solo amore disinteressato per la vecchia fiamma, ma un progetto piu’ che concreto per fare della sua Situr, la holding nata nel ‘ 91, un ambizioso impero turistico immobiliare globale con alberghi, terreni, villaggi turistici, seconde case e parchi di divertimento, con un giro d’ affari superiore a 500 miliardi. Dora e’ presidente di Situr e possiede il 23% delle azioni. Una quota uguale e’ in mano a Riccardo Pisa, leader dell’ Ance, l’ associazione nazionale dei costruttori. Club Med controlla un altro 10% e si affianca agli altri tre soci: San Paolo finance, Eurosuez e Gaic Monforte. Situr avrebbe acquistato il 51% di Ciga Immobiliare, la scatola che contiene gli hotel italiani dell’ Aga Khan, apportando mezzi freschi per 301 miliardi. Il piano comportava pero’ una conseguenza: il consolidamento del debito residuo, di circa 330 miliardi, in dieci anni e con tassi giudicati sfavorevoli dalle banche creditrici. Queste ultime poi, hanno avanzato non tanto velatamente l’ ipotesi che la Situr volesse fare la furba approfittando del disastro della Ciga per pagare 300 miliardi cio’ che valeva nove volte di piu’ . Le banche, infatti, basandosi sulla stima di una merchant bank inglese, valutavano gli immobili della catena alberghiera dell’ Aga Khan in 2.700 miliardi di lire. Situr, viceversa, sostenuta dal parere di American Appraisal, non andava oltre una valutazione di 660 miliardi. Le banche hanno cosi’ rotto gli indugi e hanno fatto appello a Mediobanca per rifare tutti i conti e ricominciare daccapo l’ operazione salvataggio Ciga. In altre parole un ben servito per Mario Dora, che per il momento deve rinunciare ai suoi sogni di leadership in campo turistico alberghiero. Insomma, un altro bastone tra le ruote nella corsa di Dora verso il decollo del suo gruppo, dopo la comparsa del suo nome nell’ inchiesta su Lombardia Informatica condotta da Antonio Di Pietro. Il finanziere avrebbe concesso un finanziamento illecito di 200 milioni a Ettore Fermi, gia’ vicesindaco di Brescia, e al defunto Vincenzo Balzamo, entrambi socialisti. Ma le amicizie politiche di Dora erano soprattutto in campo scudocrociato, con i dc Silvio Lega e Giacomo Rosini. Mario Dora resta comunque un personaggio di rilievo in area bresciana, caratterizzato da sempre per il suo vivace attivismo. Gia’ tanti anni fa, quando muoveva i primi passi nel mondo della finanza, non disdegnava di violare la seriosita’ del settore offrendosi come estroverso quadro vivente per “Cavallo pazzo”, l’ originale artista bresciano Achille Cavellini (ritratto appunto con Dora nella foto di questa pagina tratta dal libro “Arte della luce”, ed. Il Cordusio). Oggi e’ piu’ riservato, impegnato com’ e’ nella corsa della sua Situr, che gia’ nel settore turistico controlla Valtur e il parco di Mirabilandia. Dopo la delusione con Ciga conta di rifarsi almeno con la trattativa in corso per l’ acquisto di Cit Viaggi dalle Ferrovie dello Stato. E poi ha in progetto la costruzione di multisale cinematografiche in diverse citta’ italiane grazie a un accordo raggiunto con la Paramount. La sua creatura finanziaria piu’ nota era stata negli anni ‘ 70 Finbrescia, messa in piedi insieme all’ ex amico Antonio Spada da cui in seguito aveva divorziato senza clamori. Ed e’ stata proprio Finbrescia, ora controllata da Situr, almeno secondo i magistrati di Mani pulite, che ha dato l’ ultimo dispiacere a Mario Dora avvicinando il suo nome a Tangentopoli. E.Ri.

    Riboni Enzo
    Pagina 24
(10 marzo 1993) – Corriere della Sera

  12. anonimo ha detto:

    Siamo alle solite, invece di gioire anche per pochi centianaia di posti di lavoro creati e di un notevole impatto sull commercio derivante dall'approviggionamento e dalle ditte che svolgono manutenzioni e servizi in complessi tipo l'outlet, si sparla e si imbastiscono castelli su speculazioni che sono tutte da dimostrare.L'investimento di un gruppo di imprenditori è, e deve essere un investimento per creare ricchezza, questa è la logica e su questo tipo di interventi si creano economie di scala capaci di generare ulteriori flussi economici, ma va da se che l'imperativo in Italia oltre all'invidia è quello di sputare su tutto ciò possa creare un'economia forte e duratura, tanto a dire minchiate non costa nulla ,specialmente quando la pagnotta è  assicurata.Speriamo che ne sorgano tanti altri. 

  13. anonimo ha detto:

    Non c'è dubbio che per qualcuno l'invasione dei centri commerciali costituisca una fonte di arricchimento. Non si dice mai, però, a discapito di chi.Per Molfetta, nel suo complesso, queste strutture giovano come una martellata sugli zebedei.Devilish >:)

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