Commercio dell’ortofrutta &

sviluppo turistico di Molfetta

Mi ero illuso che l’articolo sugli “ambulanti a posto fisso”, del mese di agosto, potesse servire a far nascere in voi lettori una maggiore coscienza civica; anzi, in vista di ferragosto, avete voluto anche voi provare l’ebbrezza della trasgressione e avete comprato meloni e angurie a prezzi stracciati senza riflettere sulle condizioni logistico-ambientali in cui avveniva il vostro succulento acquisto. Non voglio creare in voi allarmismo o dolorosi rimorsi di coscienza, né, vi assicuro,  siete stati ripresi da telecamere nascoste del Grande Fratello che vi porteranno davanti ai Giudici con l’accusa di correità nell’occupazione abusiva di suolo pubblico.

Molfetta è zona franca per questo tipo di reato. E’ il primo comune d’Italia a non riconoscere il Codice della Strada e precisamente l’art. 20 che regola l’occupazione di strade e marciapiedi. Badate bene che non lo dico io, ma l’autorevole voce del Dirigente comunale del settore Commercio. In una conferenza stampa prevacanziera, ha voluto rendere pubblico il contenuto di un avviso di garanzia che gli è stato notificato dalla Procura di Trani, per presunti illeciti commessi nell’ambito dei permessi rilasciati in materia d’occupazione di suolo pubblico.

Oltre a difendere il lavoro del proprio ufficio e  giudicare il contenuto del provvedimento giudiziario come “ un foglio insulso pieno di fregnacce”, il Dirigente Dott. Vincenzo de Michele ha affermato, con convinzione,  che a lui non interessa il codice della strada, ma interessa solo lo sviluppo del commercio e se si dovesse rispettare l’art. 20 il commercio morirebbe e a Molfetta, città turistica, non verrebbe mai più nessun turista.

Per intenderci, l’art. 20 del codice della strada ci ricorda che l’occupazione di marciapiedi può essere consentita fino ad un massimo della metà della loro larghezza, purché in adiacenza ai fabbricati e sempre che rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m.

Naturalmente, stiamo parlando d’occupazione di suolo pubblico da parte di ristoranti, pizzerie, bar e affini, e secondo la “teoria” del Dirigente comunale dobbiamo essere comprensivi e aiutare gli “operatori economici” ad occupare strade e marciapiedi in deroga al codice stradale, affinché loro possano portare pane e acqua alle loro famiglie.

Ma che centra tutto questo con l’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte dei commercianti dell’ortofrutta?

Cari lettori, dovete sapere che da quando è arrivata la Fashion District (Città della Moda), la nostra città è diventata una CITTA’ D’ARTE; poi di conseguenza si è trasformata in CITTA’ TURISTICA, dove nascono BAR ogni trenta metri (in concomitanza di una scadenza elettorale). I Bar e Ristoranti per poter sostenere questa grande affluenza di turisti devono assolutamente occupare strade e marciapiedi e di conseguenza anche gli operatori d’ortofrutta devono andare in deroga all’art. 20 del codice della strada, perché anche loro devono concorrere allo sviluppo turistico.

Ma, Dottor De Michele, ci sta prendendo per i fondelli?

Lei è stipendiato dalla nostra comunità, oltre che per svolgere bene il suo lavoro anche per far rispettare le leggi e le regole che competono il suo ufficio, e non per andare in giro a fare conferenze stampa. Con le sue dichiarazioni lei non fa altro che alimentare ancora di  più il clima di illegalità diffusa che regna in questa città, giunto ormai a livelli insostenibili.

Forse è arrivato il momento di rivedere la legge Bassanini che dà ai Dirigenti come lei, non solo, troppo potere ma anche l’arroganza di dichiarare pubblicamente che siete una casta protetta. Sarà pur vero che lei non prende tangenti per l’occupazione del suolo pubblico, come lei ha  dichiarato, ma è responsabile di tutti i procedimenti amministrativi  che riguardano le recidive che certi “ operatori commerciali ”  commettono quotidianamente nell’occupare abusivamente strade e marciapiedi. Se è vero che per molti ambulanti del settore alimentare, ai sensi dell’art. 29( comma 3 del D.Lgs. 114/98), si può disporre la sospensione dell’attività di vendita per un periodo di 20 giorni, perché il suo ufficio non accerta questi casi? Se la recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno, anche se si è proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione, perché il suo ufficio non procede in via amministrativa? Dal momento che molti ambulanti sono recidivi e non pagano multe anche oltre i mille Euro, non due volte l’anno ma due volte al giorno, perché il suo ufficio rinnova la licenza di vendita ambulante? Caro Dott. De Michele lei invece che favorire lo sviluppo del commercio a Molfetta, lo sta indebolendo favorendo la chiusura dei commercianti che devono quotidianamente subire la presenza degli ambulanti abusivi che svendono la loro merce creando una concorrenza sleale che colpisce inesorabilmente chi le tasse le paga. Entro Natale, se la situazione non cambierà, molti di questi commercianti chiuderanno insieme ai suoi Bar-Turistici.

Quindi invece che fare conferenze-stampa e dichiarare che non conosce a chi rilascia autorizzazioni amministrative di occupazione del suolo pubblico, faccia un giro per la città con i suoi vigili annonari, e se non ne ha, se li faccia assumere dal Sindaco–Senatore, e liberi le strade e i marciapiedi della nostra città dagli abusivi di ogni genere.

Un consiglio! Se non è capace di farlo dia le dimissioni.

3 settembre 2006               matteo d’Ingeo

2 thoughts on “

  1. anonimo ha detto:

    minchia che tristezza …nessun commento?
    forza ragazzi lo so che ci siete.
    P.S. non sono matteo

  2. anonimo ha detto:

    OCCUPAZIONE DEL SUOLO PUBBLICO: IL VICESEGREATARIO VINCENZO DE MICHELE RISPONDE A MATTEO D’INGEO

    Molfetta, 21 settembre 2006
    Il caso delle occupazioni di suolo pubblico a Molfetta continua ancora a far parlare. Non solo per la bufera giudiziaria che quest’estate si è abbattuta sul palazzo di città insieme all’avviso di garanzia emesso dalla Procura di Trani nei confronti del vice segretario comunale Vincenzo de Michele, dirigente del settore commercio; non solo per le recenti operazioni dei carabinieri della compagnia di Molfetta che hanno individuato alcune situazione irregolari da parte di alcuni venditori ambulanti di generi alimentari; quanto per le polemiche a distanza che stanno riempiendo i giornali.
    Ed ecco un’altra puntata. Proprio Vincenzo de Michele ha chiesto, attraverso una lettera indirizzata al direttore di Tazabao, di poter replicare alle accuse fattegli da Matteo D’Ingeo (già candidato sindaco con una sua lista civica durante l’ultima campagna elettorale) dalle pagine di un noto mensile locale. Nel dettaglio, secondo D’Ingeo con le sue dichiarazioni rilasciate in occasione di una precedente conferenza stampa – con cui il dirigente comunale cerco di smontare la tesi accusatoria della Procura – de Michele “non fa altro che alimentare ancora di più il clima di illegalità diffusa che regna in questa città, giunto ormai a livelli insostenibili”.
    Parole di fuoco che certo non sono andate già al responsabile comunale del settore commerciale che se la prende con i “Masanielli oratori, rancorosi iusassici e giovani pennaioli” e le loro “filippiche”. “Mi immagino la loro gioia – scrive de Michele nella sua lunga lettera – quando hanno potuto finalmente avere un nome ed un cognome da mettere alla berlina sulla stampa locale. Nome non di politico (quelli non si possono nominare apertamente) ma di un burocrate, per di più non cittadino (non si sa mai per eventuali voti) su cui scaricare vere e proprie ingiurie, ritengono impunemente, in nome del dovere d’informazione”.
    Poi, contro D’Ingeo “nelle vesti di novello Robesprierre”, il dirigente comunale alterna una serie di aggettivi: da “pifferaio magico” a “tribuno della plebe” a “censore forcaiolo”. E contrattacca: “Ne dice di cotte e di crude, di pertinenti e non, dice tutto, e finisce con l’inevitabile ‘consiglio’ che ho sentito tante volte rivolto da qualche componente della minoranza consiliare ad un componente dell’Amministrazione, mai ad un dirigente (dia le dimissioni, era il consiglio suggerito da Matteo D’Ingeo nel suo scritto, n.d.r.). A D’Ingeo si perdona tutto, lo si giustifica sempre con le ‘motivazioni’ che Gesù proferì sulla croce verso i suoi carnefici. Del suo sproloquio mi preme soltanto rilevare che ho ritenuto e ritengo di non aver violato alcun ‘valore’ protetto dalla norma penale”.
    Cosimo de Gioia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: